L’insegnante di lingua 4

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Una sera mi chiama il mio boss per chiedermi il numero della mia insegnante di tedesco; sostiene che deve fare un’operazione di reception beautification. La mattina dopo un collega mi dice che ha visto in giro il: praticamente, doveva venire un cliente importante per una riunione o qualcosa del genere, così le ha chiesto di fare da receptionist all’evento.

Mentre bevo il mio caffè, qualcuno mi afferra una spalla:

il: ehi, oggi riusciremo a fare lezione come previsto alla solita ora

Dapprima mi giro verso di lei, poi inizio a correre verso l’ufficio del boss (accidenti, la tazzina - torna indietro, appoggia la tazzina, ricomincia a correre):

me: boss! boss!
boss: che succede?
me: che accidenti hai combinato?
boss: …
me: hai chiesto a il di fare la receptionist oggi?
boss: sì, ma finirà prima dell’ora della vostra lezione
me: appunto: il problema è proprio questo!
boss: …
me: immagino tu abbia presente quanto il sia gnoc… ehm, piacente, vero?
boss: certo; allora?
me: credo che tu possa immaginare come non possano sussistere reciprocamente nella stessa frase, se non separate da una moltitudine (dispari) di negazioni, le espressioni “imparare il tedesco” e “insegnante in minigonna di pelle
boss: hai visto eh, è stata o no una buona scelta? Dovevi vedere come la seguiva il cliente: avrà male al collo per un po’!

Certo che se ne fa una questione di priorità, come non dargli ragione.

L’insegnante di lingua 3

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Di fronte alla porta dell’ufficio, invece del campanello, c’è un telefono: chiami l’interno desiderato - o eventualmente quello della segretaria - e chiedi che ti aprano la porta. Semplice e funzionale.

me: allora quando arrivi puoi chiamare direttamente il mio interno, così non disturbi nessuno e io arrivo
il: perfetto
me: te lo sei segnato?
il: sì sì
me: bene, inoltre per chiamarmi da fuori basta aggiungere l’interno alla parte iniziale del numero - comune per tutti - così se ad esempio devi spostare una lezione, sai come contattarmi
il: allora siamo d’accordo

Due giorni dopo, ricevo una chiamata dal telefono di Segretaria 1 (sul display compare il nome di chi chiama): «c’è il in linea, te la passo.
Non trovava il numero.
Quattro giorni dopo, chiamata da Segretaria 2: «c’è il alla porta, potresti andare tu ad aprire?»
Non si ricordava che aveva il numero.
Sette giorni dopo, chiamata dal dipartimento IT: «c’è il in linea, te la passo».
L’aveva chiamata per spostare il corso di italiano e lei si era fatta passare me per spostare la nostra lezione.
Nove giorni dopo, chiamata dal dipartimento sviluppo hardware: «c’è il alla porta; vai ad aprirle?»
Aveva scritto le tre cifre dell’interno in ordine inverso.
Undici giorni dopo, chiamata da Segretaria 1: «ciao, sono il! sono alla scrivania di S1; mi raggiungi?»
Una volta trovato il numero giusto, è riuscita a chiamarmi dal telefono sbagliato!

Oltre il silenzio

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I tedeschi sono meno rumorosi degli italiani; non è solo un luogo comune. In un ufficio tedesco c’è effettivamente meno rumore che in un equivalente ufficio italiano. Parecchio meno rumore. Non ho un fonometro a portata di mano - ora non so se averne progettato uno possa in un qualche modo investirmi di qualche potere di misurazione spannometrica del Leq, ma fidatevi.

Se senti rumore, sai che puoi parlare in italiano e ci sarà qualcuno nei dintorni in grado di capirti.

In questo momento sta giocando la Germania… il silenzio è letteralmente assordante

L’insegnante di lingua 2

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Giorno della lezione di tedesco (capirai, tre volte alla settimana significa che quasi tutti i giorni è il giorno della lezione di tedesco): tutte le sale riunioni e le possibili altre stanze sono prenotate o comunque inagibili. A metà pomeriggio sono nel mio ufficio, che condivido con un altro collega, intento a cercare una soluzione. Senza preavviso alcuno, il mio collega - che solitamente arriva in ufficio verso le 11.45 per andarsene verso le 21 - comincia a impacchettare tutte le sue cose, si infila la giacca, saluta e se ne va. Perfetto, penso: faremo la lezione nel mio ufficio.
A un certo punto della lezione, lei si alza e apre la finestra. La finestra medesima è dotata di uno di quei complicatissimi meccanismi che consentono sia di aprirla completamente, che di inclinarla verso l’interno. Inoltre una volta aperta, la maniglia rimane bloccata nella posizione di finestra aperta, finché la finestra medesima non viene richiusa. Non è esattamente uno dei meccanismi più complessi prodotti dal genere umano nell’arco della sua storia; si potrebbero citare almeno due o tre oggetti vagamente più complessi, come lo Space Shuttle, i microprocessori, la ruota, ecc.
Insomma, non si come abbia fatto, ma è riuscita ad aprire la finestra lasciando la maniglia bloccata nella posizione di finestra chiusa, col risultato che non è più possibile chiuderla.
Mattina successiva… ehm, volevo dire, ora di pranzo successiva. Il collega arriva e - chissà perché - la prima cosa che cerca di fare è chiudere la finestra senza riuscirci.

collega mattiniero: che cavolo hai combinato alla finestra!!!!!!
me: già, ho notato che non si chiudeva più, ma avevo due o tre cose più importanti da fare: sistemare un database che continuava ad esplodere, rispondere ad un cliente che mi urlava qualcosa contro in tedesco, bere il caffè…
cm: come hai fatto ad aprire la finestra in questo modo!!!!
me: guarda non sono stato io…
cm: certo, adesso la gente passa e invece di venire a rompere le palle come al solito, viene e rompe la finestra!
me: …lasciami finire; dico sul serio: non sono stato io, per cui non so come sia stato possibile
cm: e chi cavolo è stato!!!!
me: ehm, la mia insegnante di tedesco…
cm: arrghhhh!!!!
me: comunque secondo me spingendo qui…
cm: arghhh!!!
me: …ecco guarda, sono riuscito a chiuderla!!!!
cm: oops - ehm, toc toc
me: ehi, ma siamo al settimo piano! che cazzo ci fai chiuso sul cornicione!!!

Il suo commento finale credo meriti di essere incorniciato:

There are people who can spoil even a window

PS: il “cornicione” in realtà è camminabile con tanto di parapetto, anche se camminare su una striscia larga mezzo metro al settimo piano non rientra esattamente tra le mie massime ambizioni.

L’insegnante di lingua 1

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Stoccarda, qualche tempo fa, all’incirca tre settimane dopo il mio arrivo in Germania.
Nella ditta in cui lavoro si tengono sia corsi di tedesco per i dipendenti stranieri, che corsi di italiano per i dipendenti tedeschi. Essendo il mio livello troppo basso (diciamo che riesce a non essere negativo) per le lezioni di gruppo, farò lezioni individuali per un po’ di tempo.
Dopo vari rinvii e problemi logistici, finalmente il boss ha trovato una ragazza disponibile; l’unico difetto è che non parla italiano, però parla inglese e francese. Quest’ultimo in realtà non aiuta particolarmente nel mio caso, però ogni tanto è in grado di produrre gag esilaranti.

me: allora siamo d’accordo, ci incontreremo dalle 17.30 alle 19.30
insegnante di lingua: perfetto
me: a partire da questo martedì
il: d’accordo, però questo martedì se per te non è un problema dovremmo fare un po’ prima, ad esempio dalle 16.30 alle 18.30
me: si può fare; magari verifico col boss se non è un problema a quell’ora
il: bene, perché poi c’è il corso di italiano
me: ah, non sapevo che tu stessi studiano italiano
il: infatti inizio martedì
me: mi stai dunque dicendo che iniziamo lo stesso giorno a studiare i reciproci linguaggi?

That’s weird :shock:

Gli armadi del sabato pomeriggio

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Avevo scritto un antefatto qui. Riassumendo, per chi avesse perso la puntata precedente: i mobili del secondo vicino di casa sono nella cantina del primo vicino di casa, che viveva prima nell’appartamento del secondo; nel frattempo il terzo stocca i suoi mobili in eccesso provenienti da un’altra casa nel posto macchina della quarta vicina, ma non essendo più sufficiente ha sistemato parte dei mobili nel mio secondo finto posto macchina che in realtà è del primo vicino ma non uso io (in quanto finto non potrei usarlo comunque).
Purtroppo sembra che non fosse abbastanza incasinata la situazione, per cui questo fine-settimana aiuto un amico a traslocare da Monaco a Stoccarda. Ora, l’effetto collaterale del processo sarà una produzione di score radioattive sotto forma di eccesso di mobili. Per stoccare queste scorie ho offerto la mia cantina, al momento vuota (in realtà c’è un tappeto della precedente inquilina), per cui anch’io avrò nella mia cantina i mobili di qualcun altro… la cosa positiva è che l’aiuto verrà ripagato in natura, ovvero con un tavolo!

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