australia… arrivo! anzi, no, scappate tutti!

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Certe mattine uno si sveglia con strane idee in testa; idee talmente bislacche che quelle mattine uno non dovrebbe proprio svegliarsi - saltare la giornata e non pensarci più. Che poi queste idee strampalate sembrano anche grandi idee. Deve essere una manovra lobbistica del subconscio, che, sentendosi ignorato dal pensiero cosciente, attiva le sue amicizie tra i neuroni vicini a quelli che contano, pur di far sembrare geniali queste idee figlie di una cena troppo pesante.

Insomma, una mattina mi sveglio e decido che può essere cosa buona e giusta informarsi sui permessi di soggiorno per l’Australia. Mentre raccoglo tutte le informazioni del caso - operazione che richiede più giorni vista la grande quantità di tempo che dedico quotidianamente all’operazione - mi capita di trovare online un’amica che si trova proprio là.

me (tuttologo): ehi, aa, come stai?
aa (aspirante australiana): alla grande; mi piace proprio questo paese!
me: stai pensando di rimanerci?
aa: mi piacerebbe; in realtà sono un po’ indecisa. non sono sicura di sapere esattamente cosa voglio; tu che ne pensi?
me: dunque, [...]
aa: sai che hai ragione! meglio che torni in europa…
aa: magari adesso è ancora un po’ freddo, ma in primavera torno

Convincere altre persone ad abbandonare un paese, forse non è proprio il modo migliore per prepararsi ad emigrare in quel paese.

A titolo informativo, le pratiche per uno skilled immigrant visa, tra esame di inglese (IELTS), riconoscimento della laurea e cose varie, costa intorno ai 3000AUD, corrispondenti a circa 2000€. Ho archiviato definitivamente l’idea nella categoria certe mattine sarebbe meglio non alzarsi.

Schmap

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Santa Monica beachDevo essere sincero: non conoscevo assolutamente Schmap prima di essere contattato. Si tratta sostanzialmente di un guida turistica virtuale, gratuita e finanziata dalla pubblicità. L’idea non è male e sembra essere fatta piuttosto bene, anche se la versione off-line della guida di Barcellona che ho provato è andata in crash alcune volte.
Le foto che pubblicano sono prese da flickr e correttamente contattano gli autori per chiedere il permesso di pubblicare le foto, nonostante la licenza Creative Commons gli consentirebbe di farlo.
Prague: Old New SynagogueLe foto pubblicate mostrano la sinagoga vecchia-nuova a Praga e la spiaggia di Santa Monica.
Provate ad associare le descrizioni alle due foto pubblicate qui a lato; ricchi premi per i vincitori.

La democrazia delle giornate da 25 ore

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Tra ferie, lavoro e fine-settimana per (auto)strada, sembra che la scarsità di tempo si aggravi sempre più. In più ci si mettono prepotentemente di mezzo anche i fusi orari! È mai possibile che, nell’arco della stessa giornata, uno sia costretto ad alzarsi presto per una riunione nel tardo pomeriggio e ad uscire tardi dall’ufficio per un riunione ad inizio mattinata? Già, perché la prima iniziava alle 4.30 P.M. KST, costringendomi ad essere in ufficio per le 8.15. La seconda invece iniziava alle 8.30 A.M. EST, concludendosi così alle 19 ora italiana.

Io avrei ho una soluzione per questa babele cronica (nel senso di riferita al tempo!): se facessimo giornate da 25 ore, oltre ad avere più tempo per moltissime cose fondamentali (aperitivo, corso in palestra, …) che non riusciamo altrimenti ad incastrare nella nostra giornata già troppo piena di cose inutili (riunioni, email di lavoro, guidare nel traffico, …), avremmo ognuno almeno una volta al mese il nostro fuso orario corretto, mentre gli altri confusi da giornate che non combaciano con i ritmi di luce e buio, ci chiamerebbero quando fa comodo a noi e non a loro! L’unico problema sarebbe fissare tutte le riunioni in quell’unica giornata… uhm, forse 25 ore non sarebbero sufficienti: si potrebbe decidere che quell’unica giornata sia di 36 ore, ma forse il meccanismo diventerebbe un po’ troppo complicato. Vedrò di studiare ulteriormente la questione durante la prossima riunione.

Verso San Francisco

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21 agosto 2007

San Francisco Skyline Tempo di lasciar Los Angeles, dopo appena quattro giorni; destinazione: San Francisco. L’autobus mi passerà a prendere a Venice Beach alle 11:15am. I miei amici possono portarmi in macchina, ma soltanto prima delle 8, perché poi devono andare al lavoro. Non c’è problema, dice lei: ti infili in un bar e ordini qualcosa, ad esempio un caffè. Poi dopo un po’ ordini delle uova strapazzate, dopo un altro po’ di tempo ordini un altro caffè, quindi una bagel. Il segreto è distribuire le ordinazioni in un tempo abbastanza lungo, senza ordinare tutto subito. E poi, qui nei bar sono molto tolleranti, non ti verranno mai a dire niente. In più, se metti sul tavolo un libro e un taccuino e cominci a scrivere, facendo finta di lavorare come fanno molti da queste parti, ti prenderanno per un vip e ti lasceranno a maggior ragione in pace.

Mi infilo nel primo bar che trovo: è gestito da messicani, che, come tutti i messicani e cioè un terzo degli 11 milioni di persone che vivono a Los Angeles, parlano inglese in maniera alquanto improbabile. Chiedo delle uova con pancetta con un qualche tipo di pane che ora non ricordo; la ragazza alla cassa non capisce. Ripeto lentamente la mia ordinazione altre due volte, facendo attenzione all’accento e scandendo bene le parole. Niente. Esasperato ripeto la stessa identica frase, masticando le parole e facendo uscire suoni che potrebbero assomigliare a moltissime cose tranne che all’inglese: mi capisce!
A questo punto però tutto il bar ha ormai capito che non sono americano e la copertura del vip al lavoro non regge - un ragazzo nero seduto in un tavolino vicino al mio viene quasi subito a chiedermi da dove vengo e che cosa sto scrivendo ;) Al che metto via il taccuino, lasciando perdere ogni pretesa di copertura e dedicandomi unicamente alla lettura di Steinbeck e alla bagel.

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Torino vs Los Angeles: perché preferisco mangiare veloce

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Santa Monica pierUn mese fa ero in giro per Santa Monica, ma avrò tempo per tornare su questi luoghi ameni tra circa 3 settimane. Per ora preferisco mescolare passato e presente.

Mi sono trasferito a Torino per lavoro da pochi giorni (ne approfitto per buttare lì che qualunque consiglio o informazione sarà sicuramente apprezzata, visto che non conosco minimamente la città). Per certi aspetti mi sembra di essere ancora in California: tanto per cominciare vivo in un albergo. Inoltre lavoro per una multinazionale americana che ha mosso i suoi primi passi proprio da quelle parti. Telefonate e meeting di lavoro sono rigorosamente in inglese, essendo spesso intercontinentali. Ma soprattutto il traffico: qui la gente se deve girare a destra, ignora allegramente il semaforo rosso, proprio come in America.
Great dish! La cosa più difficile è trovare la cena: eh già perché andare in un ristorante oltre che costoso è anche piuttosto noioso; essendo da solo, aspettare che ti portino da mangiare, per poi consumarlo in solitudine, senza neanche un CD in sottofondo o persino la tv con l’insulso telegiornale, non è il massimo della vita. D’altra parte in albergo non ho ovviamente l’uso cucina e i fast food, dove poter mangiare qualcosa spedendo poco e in fretta, sono pochi e lontani - fortuna che mi sono appena ricordato di un kebabbaro a una decina di minuti a piedi da qui. Già, perché fast food non vuol dire McDonald’s e junk food.
Quello che rimpiango di più dell’America, che ho girato in solitario per quasi un mese, sono i centri commerciali con le loro food court: spazi con abbondanza di tavolini comuni, circondati da una pletora di fast food di ogni genere, di qualità decisamente superiore ai vari McDonald’s e similari. Posti dove puoi scegliere tra una bistecca (cotta al punto da te richiesto), un’insalata a buffet o comunque preparata secondo le tue indicazioni e con abbondanza di ingredienti freschi, un piatto di pasta, una crepes - buonissima: funghi, formaggio e guacamole; talmente gigante che non sono neanche riuscito a finirla; e dire che la ragazza che era con me quella sera se l’è spazzolata in un minuto scarso :shock: - sushi di tutti i generi, cucina messicana, cinese e tante altre possibilità. La qualità è praticamente la stessa di un ristorante e si spende appena il doppio che da McDonald’s: mediamente 10-15$. Insomma si mangia bene, si spende poco e se sei da solo non ti annoi.
Una settimana fa ho sentito per radio una notizia relativa a Los Angeles - mi è venuta in mente oggi, perché quell’aggiornatissimo giornale che è il City ne parla giusto con un leggero ritardo: il lungimirante sindaco di Los Angeles, vuole negare licenze per l’apertura di nuovi fast food. Dubito che la proposta diventi concreta - credo sia più un ulteriore invito alla popolazione a ragionare un attimo su come mangiano, e non solo nei fast food, perché gli americani mangiano male anche e forse soprattutto a casa. Quello che mi fa incazzare è che qualcuno ha osato commentare che una proposta del genere andrebbe considerata anche in Italia (almeno secondo il City). La cucina italiana è sicuramente eccezionale, ma credetemi che rimpiango le food court; quando esco dall’ufficio e comincio a pensare alla cena, vorrei aver trovato lavoro negli Stati Uniti.

I tropici sotto casa

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Un po’ di tempo addietro ormai, leggevo la notizia che ci sarebbe una reale possibilità di uragani nel Mar Mediterraneo.

493761196_b9f87e40db_m.jpgÈ ormai un po’ che si parla della tropicalizzazione del Mare Nostrum: trattandosi di un argomento serio decisamente non attiene agli argomenti trattati in questo blog. Parlare del tempo va bene, anzi è decisamente la conversazione perfetta, ma non con pretese scientifiche!

L’idea che mi è passata per la testa è questa: se il Mediterraneo diventa un paradiso tropicale a causa dell’inquinamento, la gente smetterà di organizzare ferie in località lontanissime, smettendo così di fare lunghi ed inquinanti spostamenti in aereo. Al di là degli effetti economici sulle già traballanti finanze delle compagnie aeree, questo causerebbe una diminuzione dell’inquinamento, col rischio di far regredire il processo di tropicalizzazione stesso. Insomma l’inquinamento rischierebbe di distruggere se stesso, dimostrando così qualità che decisamente non gli competono: altruismo, spirito di sacrificio, perfino un pizzico di saggezza. Insomma, questo ragionamento sta facendo traballare molte delle mie certezze in quanto membro di una società industrializzata, consumista e tendenzialmente autodistruttiva.

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