L’insegnante di lingua 2

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Giorno della lezione di tedesco (capirai, tre volte alla settimana significa che quasi tutti i giorni è il giorno della lezione di tedesco): tutte le sale riunioni e le possibili altre stanze sono prenotate o comunque inagibili. A metà pomeriggio sono nel mio ufficio, che condivido con un altro collega, intento a cercare una soluzione. Senza preavviso alcuno, il mio collega - che solitamente arriva in ufficio verso le 11.45 per andarsene verso le 21 - comincia a impacchettare tutte le sue cose, si infila la giacca, saluta e se ne va. Perfetto, penso: faremo la lezione nel mio ufficio.
A un certo punto della lezione, lei si alza e apre la finestra. La finestra medesima è dotata di uno di quei complicatissimi meccanismi che consentono sia di aprirla completamente, che di inclinarla verso l’interno. Inoltre una volta aperta, la maniglia rimane bloccata nella posizione di finestra aperta, finché la finestra medesima non viene richiusa. Non è esattamente uno dei meccanismi più complessi prodotti dal genere umano nell’arco della sua storia; si potrebbero citare almeno due o tre oggetti vagamente più complessi, come lo Space Shuttle, i microprocessori, la ruota, ecc.
Insomma, non si come abbia fatto, ma è riuscita ad aprire la finestra lasciando la maniglia bloccata nella posizione di finestra chiusa, col risultato che non è più possibile chiuderla.
Mattina successiva… ehm, volevo dire, ora di pranzo successiva. Il collega arriva e - chissà perché - la prima cosa che cerca di fare è chiudere la finestra senza riuscirci.

collega mattiniero: che cavolo hai combinato alla finestra!!!!!!
me: già, ho notato che non si chiudeva più, ma avevo due o tre cose più importanti da fare: sistemare un database che continuava ad esplodere, rispondere ad un cliente che mi urlava qualcosa contro in tedesco, bere il caffè…
cm: come hai fatto ad aprire la finestra in questo modo!!!!
me: guarda non sono stato io…
cm: certo, adesso la gente passa e invece di venire a rompere le palle come al solito, viene e rompe la finestra!
me: …lasciami finire; dico sul serio: non sono stato io, per cui non so come sia stato possibile
cm: e chi cavolo è stato!!!!
me: ehm, la mia insegnante di tedesco…
cm: arrghhhh!!!!
me: comunque secondo me spingendo qui…
cm: arghhh!!!
me: …ecco guarda, sono riuscito a chiuderla!!!!
cm: oops - ehm, toc toc
me: ehi, ma siamo al settimo piano! che cazzo ci fai chiuso sul cornicione!!!

Il suo commento finale credo meriti di essere incorniciato:

There are people who can spoil even a window

PS: il “cornicione” in realtà è camminabile con tanto di parapetto, anche se camminare su una striscia larga mezzo metro al settimo piano non rientra esattamente tra le mie massime ambizioni.

Le uova di cioccolata salveranno il mondo

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Come tutti i giorni, nella grande multinazionale si lavora alacremente per salvare il mondo. Esperti di ogni disciplina passano gli anni migliori della loro vita alla ricerca delle soluzioni definitive, che allevieranno le sofferenze umane, faranno progredire la nostra specie e faranno sì che anche questo mese lo stipendio arrivi puntuale in banca.
Sono impegnato nello svolgimento di una missione delicatissima: convincere quell’aggeggio infernale nell’angolo a darmi il caffè senza zucchero senza l’inutile paletta per mescolarlo. Il pericoloso incarico comporta l’attraversamento di una zona dell’immenso open space popolata da ingegneri meccanici. Io, da umile elettronico, non posso fare altro che ammirare estasiato l’operosità di questi eroi alle prese con disegni, modelli 3d e prototipi di varie dimensioni ed esotiche fogge.
In un angolo ne vedo due particolarmente presi: guardandoli mi commuovo mentre ripeto come un mantra - possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo… Passo oltre asciugandomi le lacrime. Eppure; eppure c’è qualcosa di familiare nel prototipo che stanno maneggiando con apprensione.
Eppure, assomiglia proprio tanto al giochino di un kinder sorpresa.

Alla ricerca della testa perduta

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La prima puntata era soltanto un assaggio; bisognerebbe probabilmente dedicare un blog intero soltanto a questo argomento. Perché la perversione di queste persone talvolta risulta veramente oltre! Oltre cosa, è limitato soltanto dalla fantasia del lettore (oltre i bastioni di Orione, oltre i confini del mondo, laddove nessuno era mai giunto prima; fate un po’ voi, insomma).

recruiter 3: I’m looking for an engineer for a German based company.
me: interesting
r3: so… you work for IM (Immensa multinazionale), right?
me: yes, in torino
r3: why would you consider to change job?
me: basically because i don’t like torino and i would like to move in a different city
r3: i understand…
r3: …
me: still there?
r3: uhm, yes, so, we are a supplier of IM and we are looking for a resident engineer to send to a facility of IM company, located in - let me check, yes - torino
me: …
r3: still there?
me: no

Talvolta le proposte sono sensate:

r4: buongiorno, chiamo da (città a 403km da dove vivo), la chiamo perché… ecco…. cioé… sì, insomma - ahhhh (attacco asmatico: magari la prossima volta respira tra un parola e l’altra) - stiamo cercando… un ingegnere elettronico!!!!

Non ha le idee troppo chiare, ma almeno sembra che, nonostante l’affanno, la posizione sia coerente col profilo.

me: sì…
r4: quindi, insomma, ecco, volevo chiederle se poteva passare dal nostro ufficio!
me: no!
r4: ma… ma… io…
me: no, mi dispiace, buona giornata

Non mi dici neanche di cosa si tratta, neppure le solite cose insulse che vengono dette di solito - prestigiosa azienda con ampio respiro internazionale (nel senso che due volte all’anno il titolare si fa una settimana alle terme in slovenia), offre ampie possibilità di crescita professionale (nel senso che se ti assumo per spazzare, è difficile che ti possa far fare cose professionalmente più dequalificanti) e retribuzione competitiva (modello ebay: quanto prendi adesso? ok, io offro 1€ in più) - e pretendi che mi prenda un giorno di permesso per venire fino al tuo ufficio? ma neanche se lavorassi nella porta accanto e mi garantissi il rimborso spese.

Ma i cacciatori di teste… la testa ce l’hanno?

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O è già stata catturata da chi, prima di loro ha cacciato la loro testa per un’agenzia di recruiting, cioè appunto di cacciatori di teste? Che a forza di ricevere proposte di lavoro che rasentano l’assurdo, il dubbio è più che lecito.

Telefonata tipo:

recruiter 1: we are looking for someone for an open position in (località dal nome impronunciabile). would you consider a job in (nazione europea qualunque)?
me: may be. could you tell me something more?
r1: i’m looking for a mechanical engineer, with at least 6 years of experience in plastic cases engineering…
me: did you read my CV?
r1: yes
me: did you notice the title?
r1: what?
me: the first line; there’s written electronic engineer… do you catch it?

Non va tanto meglio con i tedeschi:

[...]
r2: and your email is?
me: well, it was in the CV you got from big & ugly & notorious website…
r2: ah, right. well, could you give me your email?
me: ok, it’s T… N… T…
r2: ok, your name is Nicola T[...]
me: yeah, I know how my name sounds, but my email is T… N… T…
r2: ok, nicola dot t[...] at?
me: …
r2: I’ll write to you; if you don’t get an email from me in a few days, could be so kind to call me back at this number? since i’m not sure to have correctly written down your email.

Certo, come no, passo la mia giornata a fare chiamate internazionali per richiamare i potenziali datori di lavoro. Ho acceso un mutuo apposta per finanziare questa attività.

Un problema grave dei CV è che le lingue parlate dal candidato sono riportate verso il fondo; questo particolare, combinato con la peculiarità dei reclutatori di non leggere mai il CV fino in fondo (considerando che non leggono neanche l’inizio… immagino trovino particolarmente interessante la costola), fa sì che uno venga contattato in una lingua estratta a caso. Ora, anche se non leggi nel mio CV che parlo italiano e inglese… ti verrà il dubbio, che avendo specificato come paese di interesse l’intera Europa, non sia possibile che parli tutte le lingue di tutti i paesi europei!!
E via con email in tutte le lingue possibili immaginabili. Fortunatamente, tutti quelli che hanno mi hanno contattato telefonicamente, finora hanno sempre avuto il buon senso di usare l’inglese.

La noia è uno standard?

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Sicuramente anche voi, come me, vi sarete lamentati prima o poi della noia delle lezioni al liceo, all’università; della noiosità di un film o di una conferenza. Credevate di aver toccato il fondo? Beh, temo di aver trovato la prova definitiva che la noia non ha fondo!

Avrete sentito parlare di standardizzazione e degli enti preposti a questo gravoso quanto fondamentale compito; per citarne qualcuno, a titolo meramente esemplificativo: ISO, IEC, SAE, ITU, ecc.

Ho avuto la sventura di partecipare, soltanto come ospite fortunatamente, ad una riunione di un comitato di uno dei sopracitati enti (chissà quale). Ebbene, ora ne ho la prova: esistono dimensioni della noia che travalicano l’umana comprensione!

La democrazia delle giornate da 25 ore

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Tra ferie, lavoro e fine-settimana per (auto)strada, sembra che la scarsità di tempo si aggravi sempre più. In più ci si mettono prepotentemente di mezzo anche i fusi orari! È mai possibile che, nell’arco della stessa giornata, uno sia costretto ad alzarsi presto per una riunione nel tardo pomeriggio e ad uscire tardi dall’ufficio per un riunione ad inizio mattinata? Già, perché la prima iniziava alle 4.30 P.M. KST, costringendomi ad essere in ufficio per le 8.15. La seconda invece iniziava alle 8.30 A.M. EST, concludendosi così alle 19 ora italiana.

Io avrei ho una soluzione per questa babele cronica (nel senso di riferita al tempo!): se facessimo giornate da 25 ore, oltre ad avere più tempo per moltissime cose fondamentali (aperitivo, corso in palestra, …) che non riusciamo altrimenti ad incastrare nella nostra giornata già troppo piena di cose inutili (riunioni, email di lavoro, guidare nel traffico, …), avremmo ognuno almeno una volta al mese il nostro fuso orario corretto, mentre gli altri confusi da giornate che non combaciano con i ritmi di luce e buio, ci chiamerebbero quando fa comodo a noi e non a loro! L’unico problema sarebbe fissare tutte le riunioni in quell’unica giornata… uhm, forse 25 ore non sarebbero sufficienti: si potrebbe decidere che quell’unica giornata sia di 36 ore, ma forse il meccanismo diventerebbe un po’ troppo complicato. Vedrò di studiare ulteriormente la questione durante la prossima riunione.

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