Los Angeles Downtown

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18 agosto 2007

La differita raggiunge un mese ed un giorno!

L’esplorazione di Los Angeles inizia con una visita a Downtown. La descrizione preliminare fatta dai miei amici sembra più un bollettino di guerra: sembra che nel caso dovessi essere estremamente fortunato, ne potrei uscire senza soldi né documenti. Nel caso sfortunato, non mi porrei più il problema né di questi né di quelli.
In realtà poi ho realizzato qual è il problema di questo luogo: durante la settimana nelle ore lavorative, questo è il quartiere finanziario di Los Angeles, ed è pieno di gente che lavora e polizia. Quando gli uffici chiudono, i barboni dei vicini quartieri ghetto si spostano in massa per riposare nei bei parchi della zona, mentre la polizia finisce il turno e va a casa a godersi il meritato risposo. Io ci vado di sabato, per cui non ci sono i lavoratori, ma almeno un po’ di turisti e locali in cerca di shopping, per cui la situazione è comunque buona.
Los Angeles Downtown Sceso dalla metropolitana a Pershing Square, cerco di piazzarmi al centro della piazza per scattare qualche foto; per raggiungere il centro occorre tra l’altro scavalcare un parco giochi in allestimento pieno di giochi gonfiabili, di quelli che anche se sei ormai adulto ti fanno veramente provare invidia per i bimbi che ci saltano sopra. Al centro del parco giochi, con la macchina in mano alla ricerca di qualche inquadratura gradevole, mi rendo conto che le macchie disposte regolarmente a un paio di metri di distanza lungo le panchine che circondano tutta la piazza, sono in realtà barboni che mi guardano. Guardandomi intorno meglio, mi rendo conto che ci sono ben pochi piccioni in giro: è in credibile - a Los Angeles ci sono più barboni che piccioni. Mentre ripongo la macchina fotografica e mi allontano piuttosto frettolosamente, mi immagino la scena: frotta di piccioni affamati che si lanciano in massa sul resto di un pasto lasciato cadere da un passante, immediatamente seguiti da una frotta di barboni affamati, che pensano: non sarà un tacchino, ma tanto non ho neppure il forno per farlo arrosto, per cui va benissimo così.
I posti dove mangiare in questa zona sono piuttosto cari e tra l’altro il kebab ha un aspetto molto strano - in effetti non sembra neanche carne. Le bottigliette d’acqua poi hanno dei prezzi vergognosi. Mi imbatto in un negozio di alcolici: meraviglioso! proprio come in tv; non posso non entrare. Dentro le bottiglie d’acqua costano come al supermercato; devo ammettere che la cosa è un po’ imbarazzante: sono uscito dal negozio di liquori con una bottiglia d’acqua ;)
Los Angeles Chinatown Poi sono arrivato fino a Chinatown - questo posti credo siano più o meno uguali in tutto il mondo, tranne che forse qui sono un po’ più grandi, a causa di leggi razziali in vigore durante il XIX secolo che di fatto ghettizzavano i cinesi - come se non tendessero a farlo già per conto loro. Tutte le insegne e i cartelli dei negozi sono in cinese e la maggior parte della popolazione probabilmente ignora completamente che la lingua ufficiale di questo paese sia l’inglese.
Qui ho apprezzato una particolarità dei regolamenti sanitari americani: mentre solitamente, una volta fatti i controlli, un locale o è in regola o non lo è, qui invece danno i voti. E i locali sono obbligati ad esporre il foglio col voto: A, per il massimo punteggio, oppure B, punteggio accettabile per tenere il locale aperto, ma meglio stare alla larga. Ecco: a Chinatown è meglio stare alla larga.

In partenza

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Alfine il mio viaggio è terminato, in un qualche modo; certo arrivare in un posto diverso da quello di partenze avendo come casa una stanza d’albergo, non è esattamente quello che definirei “tornare a casa”. Ad ogni modo per adesso, questo è quello che passa il convento, aka la vita ;)

Siccome per motivi tecnici il blog è rimasto in differita di un mese, è ora di parlare del 17 agosto!

La giornata inizia molto presto; il volo è infatti alle 5am (dura perdere le abitudini prese in un mese in giro per l’America). Inizia talmente presto che l’idea è di non far neppure finire la giornata precedente, ma arrivati poco oltre le 2, stanchezza e malanni logorano i convenuti: l’obiettivo di tirare mattina salta e la giornata inizia a incasinarsi.
Al check-in a Bologna, l’impiegata tutta contenta mi spiega che il posto assegnatomi sul volo per Londra, mi è stato confermato anche per il volo Londra - Los Angeles. Che efficienza, penso.
Arrivati a Gatwick, controllo di nuovo l’email con la prenotazione, che ribadisce che il tempo a mia disposizione è più che sufficiente per prendere l’autobus per Heathrow e fare il check-in: mai previsione si rivelò più falsa. All’arrivo al banco, la fila è chilometrica e il tempo a mia disposizione alquanto ridotto: tempo 5 minuti e passa un addetto chiamando i passeggeri del volo per Los Angeles. Ridendo commenta:
“e voi pensavate veramente di riuscire a fare il check-in rimanendo in quella fila?”.
Ce ne fossero altre! Il ragazzo tenta anche di fare il fine umorista:
“Non fatevi notare troppo, ma andate a fare il check.in ai banchi della business class”.
Potrò almeno farmi notare dall’impiegata al banco?
Il check-in dura un’eternità e alla fine mi comunica allegramente che ho 20 minuti per attraversare l’aeroporto, superare i controlli di sicurezza, percorrere i duty free e arrivare all’imbarco. Considerando che a Heathrow i duty free non sono ai lati del corridoio, come normalmente avviene in tutto il mondo, ma bensì sono il corridoio, nel passare ostentando una fretta appena leggera, perdo il conto degli scaffali e dei passanti travolti.
Mentre atterro l’ennesima signora indecisa tra tavoletta di cioccolata o scatola di cioccolatini, mandandola a collidere contro lo scaffale dei biscotti alla cioccolata (amo aiutare le persone a prendere le giuste decisioni), mi chiedo perché mai l’impiegata mi abbia detto che il posto mi verrà assegnato al momento dell’imbarco, se già mi era stato assegnato a Bologna.
Arrivato al gate, il tizio passa chiedendo in inglese impeccabile la solita domanda di rito - di quelle che anche se non capisci sai già cosa ti stanno chiedendo e cosa devi rispondere:
“avete preparato personalmente il bagaglio a mano? è sempre stato con voi?”
Davanti a me una coppia di italiani, si fa ripetere la domanda; alla terza il tipo dice:
“non ha importanza, lasciate perdere”
Inutile: gli italiani vogliono dimostrare che, loro, l’inglese lo sanno! E allora insistono, voglia che ripeta la domanda, perché loro sanno di potercela fare. Il poveraccio tenta di fare un po’ di gesti, quindi fa un po’ di gestacci e alla fine se ne va disperato.
Quando consegno la carta d’imbarco, la ragazza ridendo fa con l’altra:
“ehi vuoi un 26? ne ho un altro”
“no, grazie; ne ho già 3″
Uhm: ma il posto non me lo avevano già assegnato? non mi toccherà mica stare in cima all’ala? Dieci minuti dopo, mi chiamano al banco per darmi un altro posto, che ovviamente è il peggiore di tutto l’aereo: al centro di un file da 5, contro la parete di fondo cosicché il sedile non si può neanche reclinare completamente. Evidentemente la signora seduta di fianco a me, già sapeva quanto sarebbe stato triste il volo, perché subito dopo il decollo chiede alla hostess una lattina di soda, quindi estrae una collezione di bottigliette di whiskey, tutte rigorosamente sotto i 100ml, e comincia a trincare.

PS: connettersi dal mio albergo di Torino non è eccessivamente comodo, per cui temo che il blog sarà non solo in differita, ma anche a singhiozzo :cry:

blog in differita

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Mi sarebbe piaciuto tenere aggiornato il blog durante il mio attuale viaggio, ma il notebook ha avuto dei problemi tecnici (è un Acer d’altra parte, che pretendere: che funzioni? non sia mai) e gli Internet cafè sulla costa ovest degli Stati Uniti chissà perché sono rari e costosi. La cosa incredibile è che alle Hawai’i costano molto meno!
Comunque non ha senso cominciare ad aggiornare il blog proprio ora, visto che dopo 26 giorni di peregrinazioni, tra una settimana e circa 15000 miglia sarò di ritorno in Italia. Vorrà dire che per il prossimo mese questo sarà un blog di viaggio in differita.
Per il momento sono impegnato a chiedermi come e perché sono capitato a Waikiki. Se qualcuno è in grado di darmi una spiegazione, magari la scriva nei commenti.

California here we come

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Immagine di CaliforniaDue settimana alla partenza e le unica cose che ho fatto finora per organizzare un viaggio di un mese sono state l’acquisto dei biglietti e della guida. Di questo passo mi toccherà dormire sotto un ponte, sperando che non crolli!

Evviva la superstizione

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Lucky airplaneFlies should be booked some time before departures to find an acceptable price. Well, I’m planning a trip to America two months before: Bologna - Los Angeles round trip price about 900€. I’ll go in August, now it’s June; I’m not in mood to spend more times looking for better prices and there are details still needing to be fixed.

As foreseeable, details don’t fix themselves easily; actually they blow up.

A month passed away and now it’s the half of July; I’m not brave enough even to watch tickets prices. At last I force myself to check: 1100€. Uhm, it could be worst. But wait, I’ll try to find something better.

clickete clackete

1000€ may be I can find a cheaper one

search bzzz wait search again still waiting

Ehi! look at this: 700€. It’s impossible! It’s really so: I book immediately without checking twice, before someone steal me the seat; I’ll check after.

Wonderful: I’ll go on Friday the 17th and come back on September the 11th, saving so 300€. To all you superstitious out there, even whether you’ll deny I know you are there, or at least airlines know:
thank you!

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