Chiuso per instabilità geografica

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Stamattina ho un aereo per la Danimarca. Al ritorno mi fermerò due settimane a torino, quindi andrò in Germania per un altro paio di settimane, successivamente in Francia per qualche mese e poi di nuovo in Germania. Dovessi ritrovarmi in questo lasso di tempo, magari scriverò qualcosa, come l’ultima località in cui ricordo di essere stato. Almeno nel caso mi perdessi e finissi su “Chi l’ha visto”, saprebbero da dove partire per cercare le mie tracce.

Ah, non parlo danese né francese e quanto al tedesco, so contare fino a tre.

La matematica tedesca

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Non parlo tedesco, ma almeno so contare fino a tre; non di più. Nell’albergo dove sono finito invece parlavano tedesco - solo quello, manco una parola di un’altra lingua neppure per sbaglio - in compenso non sapevano contare. Almeno non in tedesco.

La camera è prenotata da venerdì a domenica: vedo chiaramente sul loro schema che sono barrati i tre giorni corretti. La signora punta un dito sul foglio e conta:

eins, uhm zwei, ehhh, uhmm, ahhh… drei!

Rivolgendosi a me tutta contenta per essere riuscita nello sforzo:

drei nacht?

Io la fisso perplesso:

zwei nacht.

Lei ricomincia a contare ottenendo lo stesso risultato; la scena si ripete identica due, tre volte. Evidentemente non sanno contare oltre tre… a dire il vero anche fino a tre hanno qualche problema, sembra. Non so bene come e perché, ma dalla raffica di parole tedesche che mi spara contro riesco a capire che sta andando a chiamare qualcuno che parla inglese, che si rivelerà poi essere il cuoco.

three nights?

no, two nights - three days

Il tizio guarda la tabella, scoppia a ridere e spiega la situazione agli altri due (già, perché nel frattempo si era aggiunto un altro genio).

I casi sono due (se non ho sbagliato a contare): o l’aritmetica tedesca è diversa da quella internazionale, o in Germania solo i cuochi sanno contare.

ticketless

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Pochi click più un paio di codici copiati dalla carta di credito e posso finalmente sentirmi libero dalla schiavitù delle file in biglietteria. Un SMS sul cellulare, prontamente spostato nell’agenda premendo qualche pulsante e il sogno della convergenza mediatica si realizza e va oltre, permettendo di unificare anche i servizi oltre alle informazioni. É quasi consolante sentirsi geek in questo mondo in costante evoluzione: ti senti la persona giusta al posto giusto.

Comodamente seduto in treno col portatile in grembo e la connessione umts attiva, mentre il controllore si avvicina, navigo su GMail alla ricerca degli estremi della mia prenotazione - so di averla anche sul cellulare, ma quanto è più geek recuperarla direttamente da internet. Attendo che arrivi, cullato dalla sfacciata comodità della tecnologia, crogiolandomi all’idea delle autostrade dell’informazione che, come i binari, si stendono davanti a me perdendosi all’orizzonte.

Controllore: tickectless anche lei?

Lo fisso attonito, meditando se rispondergli: sì, la prego, ho tanta fame, non ha mica qualche spicciolo, o meglio ancora, qualche bit? Il mondo virtuale che mi sono faticosamente costruito mi crolla addosso - almeno non fa male quanto un mondo reale mentre mi colpisce dritto alla tempia. Per un attimo mi sono sentito come quelli che ti fermano in stazione, raccontandoti una balla improponibile per giustificare la loro disperata necessità di recarsi da qualche parte e sono sempre alla ricerca dell’ultimo euro che gli manca per comprare il biglietto: anche quando prendi lo stesso treno tutti i giorni, a loro sistematicamente manca sempre lo stesso ultimo euro.

Controllore: ticketless dunque? posto 27, giusto?

E io, con le guance rigate di lacrime, non ho il coraggio di rispondergli altro che E17BXR. Lui se ne va soddisfatto, ma la mia geekness sanguina.

Mi sono illuminato di meno!

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M’illumino di menoAnche quest’anno Caterpillar ha lanciato l’iniziativa M’illumino di meno, in corrispondenza dell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Per aderire bisognava consumare meno per due ore, a partire dalle 18. Pensavo, sarebbe bello partecipare quest’anno; peccato che quel giorno a quell’ora sia in treno; e allora che faccio: chiedo al conducente di rallentare? già mi vedo volare giù dal finestrino lanciato dal treno in corsa proprio mentre passa su un ponte con sotto 400 metri di scarpata, o ancora peggio in galleria, spalmando i miei tessuti molli sul rivestimento di cemento fino a lasciare solo qualche osso consunto sui binari, col sottofondo delle grida di giubilo degli altri passeggeri.

Intercity PLUS (qualcuno mi spiega cosa c’è di Plus?) Torino-Roma: 7 ore e 40 minuti per 688km. Con un viaggio di uguale durata sarei potuto arrivare tranquillamente a New York, in fondo bastava aggiungere uno zero al costo del biglietto e moltiplicare per mille le missioni di CO2. Praticamente invece di viaggiare in prima classe, ho viaggiato in classe A++.

Notti barcellonesi

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Escape planBarcelona, 2 gennaio 2008.
Stiamo dormendo nella nostra cameretta da 8 posti (4 letti a castello) in ostello. Insieme a noi in camera ci sono 4 inglesi di Liverpool, rientrati a tarda notte (non che noi fossimo rientrati tanto presto). La camera è nell’oscurità più totale eccetto per il piano di evacuazione stampato su un pannello talmente fosforescente, da farci sospettare che in realtà sia radioattivo. Ad un certo punto un urlo straziante rompe il silenzio… nel senso che riesce anche a coprire il frastuono di chi russa:

I’m going to fall down!!!!!

Nel dormiveglia realizzo il senso della frase ma non l’assurdità intrinseca della frase. Qualche secondo dopo uno degli inglesi frana giù da uno dei letti superiori con un gran frastuono. Gentile ad avvisarci, in effetti. Credo che le risate degli altri 7 abbiano svegliato l’intero ostello.

Barcelona, 4 gennaio 2008.
È sempre notte fonda e la stanza è sempre nella solita oscurità eccetto per il solito cartello radioattivo. Siamo già tutti a letto da un pezzo, sia noi che gli inglesi. Nella stanza di fianco inizia un gran frastuono: qualcuno urla in spagnolo, qualcun altro in portoghese, qualcun altro in inglese, qualcuno è probabilmente troppo ubriaco per articolare parole in un linguaggio noto e definito e si limita ad urlare.

diego! Diego!! DIEGO!!!

Dopo circa mezz’ora di urli disperata Diego arriva e redarguisce la ragazza, forse in spagnolo. Tra il sonno e la babele linguistica, ognuno si è costruito nella testa una versione diversa dei fatti. La versione definitiva su cui ci accordiamo è la seguente: una ragazza è stata male e l’amica spaventata è andata a cercare Diego per dirglielo. Inizialmente era tranquilla perché in fondo a parte l’amica in coma etilico non era successo nulla di preoccupante, ma poi non trovando Diego impazzisce e comincia a correre per l’ostello urlando. Quando infine Diego arriva, è talmente sopraffatta dall’emozione di vederlo che collassa. Diego, vedendo entrambe le ragazze esanimi, pensa che sia ora di andare finalmente a letto e, dopo essere stato ben attento a non evitarle e averle quindi calpestate attentamente, si arrampica nel suo letto a castello, lasciandoci così finalmente dormire tutti quanti. Grazie, Diego.

Schmap

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Santa Monica beachDevo essere sincero: non conoscevo assolutamente Schmap prima di essere contattato. Si tratta sostanzialmente di un guida turistica virtuale, gratuita e finanziata dalla pubblicità. L’idea non è male e sembra essere fatta piuttosto bene, anche se la versione off-line della guida di Barcellona che ho provato è andata in crash alcune volte.
Le foto che pubblicano sono prese da flickr e correttamente contattano gli autori per chiedere il permesso di pubblicare le foto, nonostante la licenza Creative Commons gli consentirebbe di farlo.
Prague: Old New SynagogueLe foto pubblicate mostrano la sinagoga vecchia-nuova a Praga e la spiaggia di Santa Monica.
Provate ad associare le descrizioni alle due foto pubblicate qui a lato; ricchi premi per i vincitori.

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