Abbigliamento

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Job Interview :-OIn una pensione di sedicesima categoria i cassetti se ne stanno un po’ tristi, la parte frontale divelta probabilmente da un evento particolarmente violento, schegge di legno che sporgono con l’aria di pericolose lame affilate, ma in realtà innocue come truciolato di pessima qualità che si sgretola al solo guardarlo male. Davanti ad uno specchio macchiato annodo la cravatta e sistemo il colletto della camicia: con fatica evito di considerare il contrasto fra l’ambiente e i gesti. Se lo facessi, l’esito sarebbe probabilmente un’esplosione di ilarità di tale violenza da provocare il collasso gravitazionale del nodo della cravatta, con conseguente formazione di un buco nero a forma di papillon, decisamente fuori moda (il papillon, non il buco nero).

Collezione Primavera-Estate 2008A ripensarci, uno si rende conto di quanto sul momento non si fosse reso conto di quanto fosse fuori luogo… insomma questo è quello che mi è venuto spontaneo pensare - con questa esatta cristallina precisione sintattica, quando una visione - horribile visu, a essere onesti, ma bisogna sapersi accontentare - mi ha provvidenzialmente mostrato quello che sarebbe stato l’abbigliamento adeguato in quell’ambiente. Ora ho idee molto chiare nonché decisamente bisogno di un guardaroba più adatto a certe situazioni.

Le regole vanno rispettate

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Il servizio sanitario italiano, mediante le USL, anzi no AUSL, cioè intendevo dire ASL, assegna al malcapitato utente un medico; in caso di emergenza al di fuori degli orari del medico o se sei lontano da casa tua - ma attenzione, che puoi essere lontano da casa solo al di fuori degli orari del medico (!) - puoi contattare la guardia medica, anzi no il servizio di continuità assistenziale (?), anzi no… ah, non ha ancora cambiato nome di nuovo; ma tra quanto succederà? ah, non prima della pubblicazione di questo post, dite.

Sembra ragionevole. Dopo alcuni mesi che sto - il meno possibile - a torino e con una scadenza ben precisa per andarmene, non ho ancora scelto un medico qui; mi tengo invece ben stretto il medico della mia ridente cittadina di origine.

È un giovedì pomeriggio, quando un raffreddore apocalittico si schianta contro la mia testa, lasciandomi febbricitante a fissare inerte il monitor del computer. Anche il monitor mi fissa, cercando di far passare il tempo facendo scorrere scritte stupide. È uno scontro molto duro e alla fine è difficile decretare il vincitore, ma sembra che lo screen saver, grazie ad uno scatto finale a sorpresa, sia riuscito a segnare un quoziente intellettivo leggermente più alto. Esco dall’ufficio con mezz’ora di anticipo; striscio fino a casa, cercando di dare un po’ di spettacolarità alla scena: ai semafori mi accascio sul volante o guardo con occhi febbricitanti e spiritati gli sventurati in attesa del verde nella corsie a fianco. Aspetto le 8 e chiamo la guardia medica, perché prima delle 8 se non hai un medico non puoi stare male lontano da casa. Le regole vanno rispettate; purtroppo faccio fatica a farlo capire al raffreddore, il quale, sentendosi probabilmente braccato dall’imminente arrivo del medico, cerca di sfogarsi come può, anche prima dell’ora fatidica.

Non è ancora iniziata la prima serata, dunque sto bene. Verso la seconda serata arriva la dottoressa:

dr: lei cosa vuole da me?
me: mah, sto male, ho chiamato un medico: speravo mi portasse un libro da leggere, visto che ho quasi finito quello che ho a mezzo. magari anche un consiglio su un investimento in borsa nel frattempo.
dr: da quanto tempo sta a torino?
me: purtroppo 6 mesi.
dr: e non ha ancora preso un medico qui?
me: il mese prossimo me ne vado: dovrei fare 6 ore di fila per farmi assegnare un medico, giusto in tempo per spostarmi in un altro posto?
dr: le regole vanno rispettate!
me: questo l’ho già scritto io alcune riga fa. piuttosto, mi dica, se vivessi un settimana qui e una settimana là, dovrei passare ogni lunedì mattina dalla ASL per farmi assegnare un medico diverso? non si rende conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato e medioevale in questa procedura?
dr: uhm… beh… dunque…
me: non per alimentare la polemica, ma visto che è qui da venti minuti e non mi ha ancora chiesto i sintomi, le dispiace se faccio da solo per guadagnare un po’ di tempo? poi magari lascio a lei la diagnosi, così non si offende.
dr: io devo valutare quello che vedo!
me: sa, ieri è passato un tizio che lottava contro i comunisti; o forse con i comunisti; probabilmente nonostante i comunisti. non aveva le idee troppo chiare in realtà, ma come medico sarebbe stato più credibile.

Temo che l’ultima frase mi sia uscita dalla gola infiammata più simile ad un ringhio che a un infelice tentativo di sdrammatizzazione, almeno a giudicare dalla velocità con cui si è lanciata giù dalle scale.

Le regole vanno rispettate, fino in fondo. È un lunedì mattina, quando sto telefonando al mio capo:

me: sto andando dal medico per farmi fare il certificato
boss: ma non avevi detto che non avevi un medico a torino?
me: …
boss: dove sei?
me: non a torino
boss: avevi detto che chiamavi la guardia medica!
me: l’ho fatto
boss: …
me: era impegnata a lottare i comunisti su Marte
boss: ???
me: domattina in ufficio ti spiego; ancora per oggi cercate di salvare il mondo senza di me

Comunisti su Marte

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Il campanello sta suonando; mezzo rintronato da un raffreddore di proporzioni epiche, vado ad aprire prima di pensare che nelle mie condizioni non voglio seccatori tra i piedi. Intendo nelle mie croniche condizioni di burbero aggravate dalla malattia, ovviamente.

Camicia bianca, cravatta grigia: sembra che non voglia vendermi un’aspirapolvere - sarà un testimone di Geova? Pacco di giornali in mano - potrebbero essere brochure formato gigante sulla corretta interpretazione della Bibbia.

Putroppo la realtà si rivela ben peggiore: vende un giornale chiamato “Lotta Comunista“. Cercando poi su Internet scopro che sono molto attivi a Genova e a Torino (che culo!) e che i loro riti consistono nell’analisi degli scritti di Lenin, con un livello di approfondimento che in confronto la Gematria della Kabbalah è pura superficialità. Sembra inoltre che il relatore sia tanto più stimato quanto più somiglia a Lenin stesso.

me: grazie, ma non mi interessa
testimone di lotta comunista: ma in questo periodo, con le elezioni alle porte, con gli avvenimenti in corso…
tra me e me: …tirerà mica in ballo anche l’oroscopo e l’allineamento infausto dei pianeti?
me: non mi interessa la politica italiana, soprattutto ora che sto per emigrare
tlc: dove vai? su Marte? perché altrimenti non riuscirai mica a sfuggire agli eventi!
tmm: uhm, Marte. Chissà se esiste una versione localizzata di monster
tlc: se poi rimani in Europa le cose andranno persino peggio, perché con la Cina che avanza… posso chiederti dove vai?
tmm: ma la Cina non era comunista? o forse hanno abbreviato per mancanza di spazio il titolo completo: “lotta [contro il] comunista”?
me: certo, in Germania
tlc (trionfante): vedi!!! con il futuro esercito europeo, ti troverai proprio in mezzo al casino che si verrà a creare!
tmm: uhm, i fascisti ci sono già andati su Marte; tra Nasa e Cina chi sarà il prossimo?
me: guarda, non mi interessa
tlc: il giornale costa soltanto un euro…
me: scusa, sto risparmiando per comprare il biglietto per Marte

Il passaporto smarrito

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ore 13.15, un aeroporto tedesco

Consegno il passaporto al doganiere; controlla, ricontrolla, storce il naso, ricontrolla, si gratta il mento, ricontrolla. Infine mi rivolge la parola in un inglese impeccabile:

doganiere: lei nel 2005 ha perso il passaporto.
me: sì
dog: ecco, allora lei dovrebbe andare all’ufficio preposto del suo governo col passaporto…
me: ma…
dog: esatto; lì loro faranno una copia del frontespizio…
me: ma…
dog: quindi invierano la copia a tutti gli uffici delle dogane dell’intero sistema solare, oltre che ai pianeti extra sistema solare aderenti al trattato di schengen centauri
me: ma…
dog: le chiederanno di eseguire una danza propiziatoria, eseguita ad un ritmo frenetico e in cui le sarà consentito toccare terra solo col malleolo destra e il lobo dell’orecchio sinsistro; il tutto tenendo stretta fra i denti la pagina 18 del passaporto…
me: ma…
dog: infine il libretto verrà tritato, bruciato, disintegrato, annichilito, quindi umilato e infine deriso; durante tutta questa procedura lei sarà costretto ad assistere impotente.
me: ah, ok
dog: ma… il passaporto lo ha mai ritrovato?
me: no
dog: ah, allora dimentichi tutto; benvenuto in Germania.

Le uova di cioccolata salveranno il mondo

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Come tutti i giorni, nella grande multinazionale si lavora alacremente per salvare il mondo. Esperti di ogni disciplina passano gli anni migliori della loro vita alla ricerca delle soluzioni definitive, che allevieranno le sofferenze umane, faranno progredire la nostra specie e faranno sì che anche questo mese lo stipendio arrivi puntuale in banca.
Sono impegnato nello svolgimento di una missione delicatissima: convincere quell’aggeggio infernale nell’angolo a darmi il caffè senza zucchero senza l’inutile paletta per mescolarlo. Il pericoloso incarico comporta l’attraversamento di una zona dell’immenso open space popolata da ingegneri meccanici. Io, da umile elettronico, non posso fare altro che ammirare estasiato l’operosità di questi eroi alle prese con disegni, modelli 3d e prototipi di varie dimensioni ed esotiche fogge.
In un angolo ne vedo due particolarmente presi: guardandoli mi commuovo mentre ripeto come un mantra - possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo… Passo oltre asciugandomi le lacrime. Eppure; eppure c’è qualcosa di familiare nel prototipo che stanno maneggiando con apprensione.
Eppure, assomiglia proprio tanto al giochino di un kinder sorpresa.

Alla ricerca della testa perduta

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La prima puntata era soltanto un assaggio; bisognerebbe probabilmente dedicare un blog intero soltanto a questo argomento. Perché la perversione di queste persone talvolta risulta veramente oltre! Oltre cosa, è limitato soltanto dalla fantasia del lettore (oltre i bastioni di Orione, oltre i confini del mondo, laddove nessuno era mai giunto prima; fate un po’ voi, insomma).

recruiter 3: I’m looking for an engineer for a German based company.
me: interesting
r3: so… you work for IM (Immensa multinazionale), right?
me: yes, in torino
r3: why would you consider to change job?
me: basically because i don’t like torino and i would like to move in a different city
r3: i understand…
r3: …
me: still there?
r3: uhm, yes, so, we are a supplier of IM and we are looking for a resident engineer to send to a facility of IM company, located in - let me check, yes - torino
me: …
r3: still there?
me: no

Talvolta le proposte sono sensate:

r4: buongiorno, chiamo da (città a 403km da dove vivo), la chiamo perché… ecco…. cioé… sì, insomma - ahhhh (attacco asmatico: magari la prossima volta respira tra un parola e l’altra) - stiamo cercando… un ingegnere elettronico!!!!

Non ha le idee troppo chiare, ma almeno sembra che, nonostante l’affanno, la posizione sia coerente col profilo.

me: sì…
r4: quindi, insomma, ecco, volevo chiederle se poteva passare dal nostro ufficio!
me: no!
r4: ma… ma… io…
me: no, mi dispiace, buona giornata

Non mi dici neanche di cosa si tratta, neppure le solite cose insulse che vengono dette di solito - prestigiosa azienda con ampio respiro internazionale (nel senso che due volte all’anno il titolare si fa una settimana alle terme in slovenia), offre ampie possibilità di crescita professionale (nel senso che se ti assumo per spazzare, è difficile che ti possa far fare cose professionalmente più dequalificanti) e retribuzione competitiva (modello ebay: quanto prendi adesso? ok, io offro 1€ in più) - e pretendi che mi prenda un giorno di permesso per venire fino al tuo ufficio? ma neanche se lavorassi nella porta accanto e mi garantissi il rimborso spese.

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