Il passaporto smarrito

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ore 13.15, un aeroporto tedesco

Consegno il passaporto al doganiere; controlla, ricontrolla, storce il naso, ricontrolla, si gratta il mento, ricontrolla. Infine mi rivolge la parola in un inglese impeccabile:

doganiere: lei nel 2005 ha perso il passaporto.
me: sì
dog: ecco, allora lei dovrebbe andare all’ufficio preposto del suo governo col passaporto…
me: ma…
dog: esatto; lì loro faranno una copia del frontespizio…
me: ma…
dog: quindi invierano la copia a tutti gli uffici delle dogane dell’intero sistema solare, oltre che ai pianeti extra sistema solare aderenti al trattato di schengen centauri
me: ma…
dog: le chiederanno di eseguire una danza propiziatoria, eseguita ad un ritmo frenetico e in cui le sarà consentito toccare terra solo col malleolo destra e il lobo dell’orecchio sinsistro; il tutto tenendo stretta fra i denti la pagina 18 del passaporto…
me: ma…
dog: infine il libretto verrà tritato, bruciato, disintegrato, annichilito, quindi umilato e infine deriso; durante tutta questa procedura lei sarà costretto ad assistere impotente.
me: ah, ok
dog: ma… il passaporto lo ha mai ritrovato?
me: no
dog: ah, allora dimentichi tutto; benvenuto in Germania.

Alla ricerca della testa perduta

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La prima puntata era soltanto un assaggio; bisognerebbe probabilmente dedicare un blog intero soltanto a questo argomento. Perché la perversione di queste persone talvolta risulta veramente oltre! Oltre cosa, è limitato soltanto dalla fantasia del lettore (oltre i bastioni di Orione, oltre i confini del mondo, laddove nessuno era mai giunto prima; fate un po’ voi, insomma).

recruiter 3: I’m looking for an engineer for a German based company.
me: interesting
r3: so… you work for IM (Immensa multinazionale), right?
me: yes, in torino
r3: why would you consider to change job?
me: basically because i don’t like torino and i would like to move in a different city
r3: i understand…
r3: …
me: still there?
r3: uhm, yes, so, we are a supplier of IM and we are looking for a resident engineer to send to a facility of IM company, located in - let me check, yes - torino
me: …
r3: still there?
me: no

Talvolta le proposte sono sensate:

r4: buongiorno, chiamo da (città a 403km da dove vivo), la chiamo perché… ecco…. cioé… sì, insomma - ahhhh (attacco asmatico: magari la prossima volta respira tra un parola e l’altra) - stiamo cercando… un ingegnere elettronico!!!!

Non ha le idee troppo chiare, ma almeno sembra che, nonostante l’affanno, la posizione sia coerente col profilo.

me: sì…
r4: quindi, insomma, ecco, volevo chiederle se poteva passare dal nostro ufficio!
me: no!
r4: ma… ma… io…
me: no, mi dispiace, buona giornata

Non mi dici neanche di cosa si tratta, neppure le solite cose insulse che vengono dette di solito - prestigiosa azienda con ampio respiro internazionale (nel senso che due volte all’anno il titolare si fa una settimana alle terme in slovenia), offre ampie possibilità di crescita professionale (nel senso che se ti assumo per spazzare, è difficile che ti possa far fare cose professionalmente più dequalificanti) e retribuzione competitiva (modello ebay: quanto prendi adesso? ok, io offro 1€ in più) - e pretendi che mi prenda un giorno di permesso per venire fino al tuo ufficio? ma neanche se lavorassi nella porta accanto e mi garantissi il rimborso spese.

Ma i cacciatori di teste… la testa ce l’hanno?

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O è già stata catturata da chi, prima di loro ha cacciato la loro testa per un’agenzia di recruiting, cioè appunto di cacciatori di teste? Che a forza di ricevere proposte di lavoro che rasentano l’assurdo, il dubbio è più che lecito.

Telefonata tipo:

recruiter 1: we are looking for someone for an open position in (località dal nome impronunciabile). would you consider a job in (nazione europea qualunque)?
me: may be. could you tell me something more?
r1: i’m looking for a mechanical engineer, with at least 6 years of experience in plastic cases engineering…
me: did you read my CV?
r1: yes
me: did you notice the title?
r1: what?
me: the first line; there’s written electronic engineer… do you catch it?

Non va tanto meglio con i tedeschi:

[...]
r2: and your email is?
me: well, it was in the CV you got from big & ugly & notorious website…
r2: ah, right. well, could you give me your email?
me: ok, it’s T… N… T…
r2: ok, your name is Nicola T[...]
me: yeah, I know how my name sounds, but my email is T… N… T…
r2: ok, nicola dot t[...] at?
me: …
r2: I’ll write to you; if you don’t get an email from me in a few days, could be so kind to call me back at this number? since i’m not sure to have correctly written down your email.

Certo, come no, passo la mia giornata a fare chiamate internazionali per richiamare i potenziali datori di lavoro. Ho acceso un mutuo apposta per finanziare questa attività.

Un problema grave dei CV è che le lingue parlate dal candidato sono riportate verso il fondo; questo particolare, combinato con la peculiarità dei reclutatori di non leggere mai il CV fino in fondo (considerando che non leggono neanche l’inizio… immagino trovino particolarmente interessante la costola), fa sì che uno venga contattato in una lingua estratta a caso. Ora, anche se non leggi nel mio CV che parlo italiano e inglese… ti verrà il dubbio, che avendo specificato come paese di interesse l’intera Europa, non sia possibile che parli tutte le lingue di tutti i paesi europei!!
E via con email in tutte le lingue possibili immaginabili. Fortunatamente, tutti quelli che hanno mi hanno contattato telefonicamente, finora hanno sempre avuto il buon senso di usare l’inglese.

Ne uccide più la penna che la spada

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Sembra proprio che dopo il brillante inizio, la mia carriera sia ormai destinata a proseguire inarrestabile: adesso ho anche un portapenne!

Qualche ora più tardi, rumore di sirene in lontananza, teste che si girano scambiandosi sguardi preoccupati in cui è però possibile leggere un vago sollievo. Sirene che si avvicinano, stridio di freni, poi qualche minuto di silenzio e infine una voce gracchiante amplificata da un megafono:
“Circondate l’ufficio, fatelo evacuare in fretta, pare ci sia asserragliato dentro un blogger armato e pericoloso!”

1999 Fuga da Faenza

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Il titolo di questo post la dice lunga sulla confusione che ha generato questo post; che poi uno pensa, ah sì, il caos si condensa depositando parole pregne di significato… ecco no, il caos è appunto tale e basta.
La genesi di questo scritto è iniziata ascoltando un CD dei Negrita trovato in qualche angolo della macchina, durante un lungo tragitto in autostrada una domenica sera, in fuga da Faenza, appunto. Ascoltavo Hollywood:

sono straniero nella mia città
la gente passa mi vede e lo sa

E pensavo, sono l’unico turista che va a Los Angeles e non trova il tempo di andare a Hollywood… ma questo non c’entra.
Pensavo anche (e per un uomo due pensieri contemporaneamente sono un po’ come una bestemmia), cercando il testo (non avendo il cd sotto mano, dato che è rimasto in macchina): guarda un po’, è del 1999, come la mitica Fuga da New York. Ora, io non so perché, ma non riesce ad entrarmi in testa il titolo corretto. Ovviamente tutti sanno che è stato nel 1997 che New York era stata abbandonata e trasformata in un carcere di massima sicurezza, o forse non è successo realmente. In ogni caso l’anno non è quello dell’album dei Negrita.
Comunque, dicevo, cioè pensavo ad alta voce, nel senso che scrivo ciò che penso, e penso ad alta voce ad un’altra cosa (troppi pensieri insieme - o sto diventando donna o, più probabilmente, semplicemente schizofrenico), un paio di anni fa in giro per Faenza, mi sentivo proprio come raccontato nella canzone. Ora che l’ho lasciata diventando effettivamente straniero, quando mi capita di girare per quei luoghi, non mi sento più così alieno. Escludendo decisamente effetti nostalgici, direi che ora sono più freddo nell’analizzare la situazione. E mi chiedo perché ci ho messo tanto a fuggire, poi mi ricordo del muro intorno a Manhattan, dei campi minati e soprattutto delle capsule esplosive che mi hanno iniettato… non era solo suggestione: meglio che segua i saggi consigli di Strada!.

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