Do you patent?

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Telefonata dall’Italia:

interlocutore: è arrivata una lettera per te, ma sarà in tedesco perché non la capisco
me: e perché mai una lettera dalla Germania mi arriverebbe in Italia invece che in Germania?
int: tu non guidare in Germania
me: no, corro fino in ufficio per 16km tutte le mattine
int: qui dice qualcosa relativo alla tua patente; non vorrei che la polizia ti fermasse

Ebbene sì, sono colpevole, anche se mi sento di ammetterlo pubblicamente solo ad alcuni mesi di distanza.
La lettera - in inglese e proveniente dall’Olanda; la Germania c’entrava probabilmente in quanto sorvolata durante il lungo viaggio richiesto per consegnarla - dice chiaramente che sono stato riconosciuto colpevole e conseguentemente mi è stato assegnato un patent.
Io e altri due fantamerdavigliosi ingegneri della grande multinazionale abbiamo brevettato un geniale accrocchio, che, sfortunatamente per voi, un giorno potrebbe anche rischiare di finire in un motore a combustione interna destinato ad essere realmente prodotto e montato su automobili vere.
Forse quel giorno farò meglio a rinunciare alla patente e inizierò a correre.

Confusione dei ruoli

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No, il mio lavoro non è semplice da spiegare, ma talvolta è meglio lasciare che le cose rimangano un po’ confuse…

developer: so, your role here is to break what we, developers, do
me: actually, my job is to fix what you, developers, break
developer: uhm, do you mean your bones?

Quando le parole non rendono l’idea

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Si fa presto ad etichettare qualcosa come un meeting di tre giorni, ma non rende minimamente l’idea di cosa questo significhi in realtà… definizioni più accurate sono state proposte, ma non è ancora stato deciso quale sia la migliore. Alcune proposte che mi permetto di avanzare sono:

  • analisi del rendimento sotto stress
  • eliminazione fisica dei dipendenti
  • riduzione del personale
  • ristrutturazione aziendale

Il che spiega anche perché questo blog sia un tantinello trascurato ultimamente.

Che mal inizia è a metà del disastro

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HonoluluUn anno fa firmavo il contratto di assunzione col mio precedente datore di lavoro: loro mi hanno mandato il contratto per email e io l’ho stampato, firmato, e rimandato indietro via fax. Il tutto comodamente seduto in un internet café di Waikiki, ameno ritrovo della metà dei turisti giapponesi che non sono a Firenze. Sembra infatti che i turisti non giapponesi (me compreso) che capitano a O’hau, preferiscano visitare l’Arizona memorial a Pearl harbour. I turisti giapponesi preferiscono invece sistemarsi comodamente su più strati nelle spiagge direttamente antistanti i loro alberghi.
Divagazioni a parte, ripensandoci non è esattamente il modo più serio di iniziare un lavoro. Infatti mi sono licenziato dopo appena 8 mesi.

Job description

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You start realizing that something is misplaced in your life when - given the simple question «what’s your job?» - you answer back with a link to Wikipedia.

L’insegnante di lingua 2

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Giorno della lezione di tedesco (capirai, tre volte alla settimana significa che quasi tutti i giorni è il giorno della lezione di tedesco): tutte le sale riunioni e le possibili altre stanze sono prenotate o comunque inagibili. A metà pomeriggio sono nel mio ufficio, che condivido con un altro collega, intento a cercare una soluzione. Senza preavviso alcuno, il mio collega - che solitamente arriva in ufficio verso le 11.45 per andarsene verso le 21 - comincia a impacchettare tutte le sue cose, si infila la giacca, saluta e se ne va. Perfetto, penso: faremo la lezione nel mio ufficio.
A un certo punto della lezione, lei si alza e apre la finestra. La finestra medesima è dotata di uno di quei complicatissimi meccanismi che consentono sia di aprirla completamente, che di inclinarla verso l’interno. Inoltre una volta aperta, la maniglia rimane bloccata nella posizione di finestra aperta, finché la finestra medesima non viene richiusa. Non è esattamente uno dei meccanismi più complessi prodotti dal genere umano nell’arco della sua storia; si potrebbero citare almeno due o tre oggetti vagamente più complessi, come lo Space Shuttle, i microprocessori, la ruota, ecc.
Insomma, non si come abbia fatto, ma è riuscita ad aprire la finestra lasciando la maniglia bloccata nella posizione di finestra chiusa, col risultato che non è più possibile chiuderla.
Mattina successiva… ehm, volevo dire, ora di pranzo successiva. Il collega arriva e - chissà perché - la prima cosa che cerca di fare è chiudere la finestra senza riuscirci.

collega mattiniero: che cavolo hai combinato alla finestra!!!!!!
me: già, ho notato che non si chiudeva più, ma avevo due o tre cose più importanti da fare: sistemare un database che continuava ad esplodere, rispondere ad un cliente che mi urlava qualcosa contro in tedesco, bere il caffè…
cm: come hai fatto ad aprire la finestra in questo modo!!!!
me: guarda non sono stato io…
cm: certo, adesso la gente passa e invece di venire a rompere le palle come al solito, viene e rompe la finestra!
me: …lasciami finire; dico sul serio: non sono stato io, per cui non so come sia stato possibile
cm: e chi cavolo è stato!!!!
me: ehm, la mia insegnante di tedesco…
cm: arrghhhh!!!!
me: comunque secondo me spingendo qui…
cm: arghhh!!!
me: …ecco guarda, sono riuscito a chiuderla!!!!
cm: oops - ehm, toc toc
me: ehi, ma siamo al settimo piano! che cazzo ci fai chiuso sul cornicione!!!

Il suo commento finale credo meriti di essere incorniciato:

There are people who can spoil even a window

PS: il “cornicione” in realtà è camminabile con tanto di parapetto, anche se camminare su una striscia larga mezzo metro al settimo piano non rientra esattamente tra le mie massime ambizioni.

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