L’odissea della lavatrice

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Antefatto: mai avrei immaginato che comprare una lavatrice potesse essere così complicato. Mai.
Tutto sembra iniziare nel migliore dei modi: il primo commesso del negozio, scelto a caso, parla agevolmente inglese. Poi, vista la presenza dei genitori anglofonorepellenti venuti in visita, riesce addirittura a scovare una commessa italiana. Contratto compilato e firmato; consegna martedì dopo pranzo; chiameranno prima di venire.

Consapevolezza: i nodi vengono sempre al pettine.
Chiameranno… ma in che lingua chiameranno? Verranno… ma riuscirò a tornare a casa dall’ufficio in tempo?
Fortunatamente il vicino sarà in casa tutto il giorno e gentilmente accetta di tenere il mio cellulare col nuovo numero tedesco – fresco di attivazione, rispondere alla telefonata, aprire la porta per la consegna e mostrargli dove si trova la lavanderia condominiale.

Preoccupazione: la situazione inizia a complicarsi, ma non ancora abbastanza.
Lunedì sera rimango fuori casa tutto il giorno, rientrando solo a notte inoltrata e non riuscendo così ad affidargli il cellulare. Martedì mattina, in ufficio:

collega fiducioso: non ti preoccupare; lascia il cellulare alla segretaria che provvederà a fornire le indicazioni necessarie

Dopo una lunga e dettagliata spiegazione in tedesco della situazione, si gira verso di me:

cf: ho detto bene?
io: lo chiedi a me? non ho capito una sola parola!
lei (sottotitolata da cf): e se chiama qualcun altro?
io: non preoccuparti: il numero è nuovo e non lo conosce ancora nessuno

Panico: la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente, ma la legge di Murphy non sembra funzionare sempre.
Eppure qualche dettaglio trascurato deve esserci… poffarbacco: i genitori hanno quel numero di telefono! E sicuramente proprio oggi pomeriggio si verificherà l’evento più improbabile, per cui dovranno urgentemente chiamarmi e si sentiranno rispondere da una ragazza germanofona. Devo correre ai ripari prima che si iscrivano ad una scuola di tedesco per prepararsi a parlare coi nipoti! SMS preventivo e pericolo scampato.

Rassegnazione: la legge di Murphy trova sempre il modo di vendicarsi. Sempre.
Sulla strada di casa un SMS mi segnala un messaggio in segreteria. Chiedo al vicino se cortesemente può controllare: il corriere ha avuto un incidente in autostrada – la consegna è rimandata a giovedì. Era tutto troppo perfetto.

Localizzazione tedesca v1.0.0

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v 0.9.0
Tarda serata di domenica: prendo possesso del mio nuovo appartamento, in un paesino disperso in campagna – fortuna che il nuovo navigatore fa egregiamente il suo lavoro. L’appartamento è delizioso… peccato sia completamente vuoto, a parte un materasso. E trovarsi di domenica senza neppure la carta igienica, non è il massimo della vita. E fu sera e fu mattina.

newhome_0.9.1v 0.9.1
Ho trovato l’Ikea locale. I cartelli sono scritti in tedesco… uhm: dopo 10 minuti passati a fissare la porta dell’ascensore, nel parcheggio sopraelevato al 4° piano, giunge l’illuminazione. In fin dei conti, le parole fondamentali per orientarsi sono appena due: eingang e ausfhart. Opzionalmente possiamo aggiungere anche kasse, ma qui siamo già ad un livello avanzato. Prende vita così la versione 0.9.1. E fu sera e fu mattina.

v 0.9.2
Primi timidi tentativi di acquisto di generi alimentari: buoni i pani, i formaggi e i salumi. Tremendi gli yogurt: i tedeschi sembra che li vogliano totalmente liquidi. Ottimi se avete intenzioni di berli con la cannuccia, orribili se pianificate l’uso di un cucchiaino. Qualcuno mi ha consigliato di provare con le sottomarche… vedremo. E fu sera e fu mattina.

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E qui esageriamo: grazie al vicino che ha comprato un divano nuovo, ma non ha posto per quello vecchio, la sala comincia a prendere vita. Accade così che la sedia pieghevole Ikea venga promossa a scrivania. E fu sera e fu mattina.

v 0.9.4
Tempo per un po’ di burocrazia: ora ho ufficialmente domicilio in Germania, nonostante le impiegate del municipio, tutte insieme, parlassero forse non più di una decina di parole di inglese. D’altra parte io ancora non arrivo ad una decina di parole di tedesco. E fu sera e fu mattina.

v 0.9.5
Le due birre offerte dal padrone di casa come benvenuto giacevano tristemente tappate nel frigorifero. Ora, da bravo tedesco, ho un set di apribottiglie e un frigo ben fornito di birra. E fu sera e fu mattina.

v 1.0.0
Pare proprio che abbia ormai l’aspetto di un tedesco; in un ristorante self-service slow food italiano, in centro a Stoccarda, sto aspettando un piatto di pasta (peraltro migliore di tanti ristoranti italiani):

cuoco italiano: da dove vieni?
me: F[...], in provincia di R[...].

me: tu da quando stai qui?
ci: 6 anni

ci: ma tu sei nato qui?
me: veramente sono arrivato da una settimana.

Curiosamente, gli italiani nati in Germania hanno l’uso di dire di provenire dal paese originario dei genitori, anche se hanno sempre vissuto in Germania. Ma ora è giunto il tempo di aprire le birre e riposare.

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