Ma i cacciatori di teste… la testa ce l’hanno?

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O è già stata catturata da chi, prima di loro ha cacciato la loro testa per un’agenzia di recruiting, cioè appunto di cacciatori di teste? Che a forza di ricevere proposte di lavoro che rasentano l’assurdo, il dubbio è più che lecito.

Telefonata tipo:

recruiter 1: we are looking for someone for an open position in (località dal nome impronunciabile). would you consider a job in (nazione europea qualunque)?
me: may be. could you tell me something more?
r1: i’m looking for a mechanical engineer, with at least 6 years of experience in plastic cases engineering…
me: did you read my CV?
r1: yes
me: did you notice the title?
r1: what?
me: the first line; there’s written electronic engineer… do you catch it?

Non va tanto meglio con i tedeschi:

[...]
r2: and your email is?
me: well, it was in the CV you got from big & ugly & notorious website…
r2: ah, right. well, could you give me your email?
me: ok, it’s T… N… T…
r2: ok, your name is Nicola T[...]
me: yeah, I know how my name sounds, but my email is T… N… T…
r2: ok, nicola dot t[...] at?
me: …
r2: I’ll write to you; if you don’t get an email from me in a few days, could be so kind to call me back at this number? since i’m not sure to have correctly written down your email.

Certo, come no, passo la mia giornata a fare chiamate internazionali per richiamare i potenziali datori di lavoro. Ho acceso un mutuo apposta per finanziare questa attività.

Un problema grave dei CV è che le lingue parlate dal candidato sono riportate verso il fondo; questo particolare, combinato con la peculiarità dei reclutatori di non leggere mai il CV fino in fondo (considerando che non leggono neanche l’inizio… immagino trovino particolarmente interessante la costola), fa sì che uno venga contattato in una lingua estratta a caso. Ora, anche se non leggi nel mio CV che parlo italiano e inglese… ti verrà il dubbio, che avendo specificato come paese di interesse l’intera Europa, non sia possibile che parli tutte le lingue di tutti i paesi europei!!
E via con email in tutte le lingue possibili immaginabili. Fortunatamente, tutti quelli che hanno mi hanno contattato telefonicamente, finora hanno sempre avuto il buon senso di usare l’inglese.

See you later

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Attenzione, spoiler! Che con la differita di un mese e circa dieci giorni a cui sono arrivato ultimamente, l’episodio che cito avverrà tra tre settimane :roll:

Ieri guardavo un episodio della prima stagione di Heroes in inglese (ma sottotitolato); l’episodio si conclude con la ragazza (di cui non ricordo il nome) che cerca di convincere Mohinder a non partire. Al di là delle sue reali motivazioni, lei gli dice – più o meno il senso è questo: “Allora vai, fai quello che devi fare, ma poi torna da me”.
Lui la saluta:
“Goodbye”
Mi piace tantissimo che in realtà in inglese non esista la parola “addio“, anche se nel contesto assume quel significato. Lei risponde:
“See you later”
E ti viene da pensare: queste sono le classiche scene da film, dai. Poi ci ripensi e ti sovviene che esattamente un mese ti è capitata la stessa identica conversazione, solo che all’epoca non ero probabilmente in grado di cogliere certe sfumature. Probabilmente avrei dovuto vedere la serie prima di partire :???:
Insomma: nella serie, la scena prosegue con lei che bacia lui.
Nella mia vita la scena prosegue con lui che stupidamente risponde:
Later?”
E lei:
“Yeah, you know, it means in the future

Eh, già, il futuro…

Italian inglisc

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Ci proviamo a sembrare professionali, a dimostrare che ce la possiamo fare a essere internazionali. In eurostar il capotreno dà gli annunci come se fossimo in aereo: “grazie per aver viaggiato con trenitalia”; come se per viaggiare in treno esistesse un’alternativa. Poi non pago li ripete in inglese, con prestazioni che spesso rasentano l’assurdo. Me li immagino a leggere da un foglietto scarabocchiato dopo una lezione ultrarapida quanto inutile di pronuncia, chiusi in bagno per non far vedere che in realtà loro l’inglese non lo sanno.
Termina l’annuncio in italiano, attacca con quello in inglese: angosciante… oltre ad una pronuncia assurda inserisce nella frase parole inesistenti, prese da chissà dove. Di fianco a me è seduta una coppia di ragazzi inglesi; lei ha un’espressione a metà tra lo sbigottimento e l’angoscia. Nel momento in cui si gira verso di me mi rendo conto che anch’io devo avere dipinta sul volto un’espressione di autentico orrore. Fatto sta che scoppiamo entrambi a ridere; lei prova a dire qualcosa, ma gli arctic monkeys in cuffia coprono i suoi commenti di disgusto; leggere il labiale in inglese è ancora un po’ troppo al di là delle mie possibilità – non ci sono mai riuscito neppure in italiano.
Poi penso: ho almeno instillato il dubbio nell’opinione che una turista straniera riporterà a casa propria, che non tutti gli italiani siano così abietti nel maneggiare le lingue e l’inglese in particolare; meglio non rovinare tutto. Sorrido, alzo il volume, tiro fuori il giornale per far vedere che sì, sono proprio italiano e non un turista straniero anch’io ed evito di sfoggiare la mia meravigliosa pronuncia.

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