Scambio accento americano per accento italiano, anche usato

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Mi presento in ospedale e spiego il mio problema al banco informazioni – dopo aver chiesto se posso parlare in inglese:

impiegato tedesco 1: vai pure direttamente al piano di sopra, in reparto; faranno loro direttamente tutti i documenti
io: uhm, ma non dovrei passare dall’accettazione?
it1: no, vai pure…
io: … (espressione internazionale altamente dubbiosa)
it1: ma… sei un soldato americano, vero?
io: no, sono un civile italiano
it1: ah, scusa: allora l’ufficio accettazione è in quella direzione

La seconda impiegata mi dà direttamente un modulo in inglese (a questo punto dovrei iniziare già a sospettare):

it2: puoi compilare questo, per favore
io: sì certo, ma non capisco cosa vuol dire questa voce qui, compagnia
it2: scrivi il numero della tua compagnia nell’esercito
io: quale esercito? c’è una guerra e nessuno mi ha detto nulla?
it2: ah, non sei un soldato americano?
io: ancora? ma sembro credibile come marine? basso, gracile, pallido, barba incolta…
it2: scusa, allora compila quest’altro modulo in tedesco.

Dopo un po’, arriva un’altra impiegata e mi chiede di mettere il mio nome in una tabella insieme ad alcuni dati personali:

io: ehm, sono già bloccato alla seconda colonna (e la prima era il nome), cosa vuol dire SSN?
it3: ma il social security number, ovviamente!
io: ah, e dove lo trovo il mio SSN?
it3: non hai il SSN?
io: dovrei?
it3: ma non sei un soldato americano?
io: di nuovo? guardami meglio: basso, gracile, barba incolta, stessa attitudine a sparare che un criceto a fare il giro d’Italia correndo nella sua ruota. E soprattutto perché mai ti starei sventolando davanti la tessera di un’assicurazione sanitaria tedesca?
it3: ah, scusa, la tessera dell’assicurazione sanitaria va benissimo

Cosa mi sta succedendo, mi chiedo? Improvvisamente sembro alto, muscoloso, incazzato e soprattutto ho iniziato a parlare con accento americano? Ridatemi l’inglese masticato con quell’inconfondibile accento italiano, che ti qualifica immediatamente in tutto il mondo come mafia, pizza e mandolino!

Scusa, lo sposeresti?

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segretaria efficiente: non mi hai ancora portato il documento che ti avevo chiesto
io: scusa, mi sono dimenticato; in fondo me l’hai chiesto solo 3 settimane fa….
se: guarda lei, neanche lei è tedesca, però ha iniziato due mesi dopo e me lo ha portato subito senza che neanche glielo chiedessi!
io: lei però è sposata con un tedesco!
se: cosa vuoi dire?
io: che io non ho una moglie tedesca che mi aiuta con la burocrazia tedesca
se: ah, sei sposato? non lo sapevo…
io: se dico che non ho una moglie tedesca non sottintendo che ne ho una di diversa nazionalità…
collega di passaggio: beh, la soluzione mi sembra semplice: tedesca una cercagli sposi ragazza che aiuti burocrazia lui
voce fuori campo: per caso questa notte hai sognato che sapevi parlare in inglese? mi dispiace deluderti, ma temo che ti abbiano venduto un sogno difettoso; spero almeno che tu lo abbia pagato poco
cdp: oh insomma: se, sposalo!
io: scusa?
se: cosa?
io: …
se: …
io: …
se: …
voce fuori campo: …
io: credo che non parlasse di te
se: no?
io: credo che intendesse dire: trovagli una ragazza tedesca abbastanza disperata da prenderselo
se: ah
io: ah
se: io avrei da fare
io: già, anch’io

L’insegnante di lingua 5

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Introduzione

Dicesi traduzione molto libera – talvolta anche sfrenata od incauta – quando date due parole attinenti col significato della frase originale, le si accosta fino a costruire una frase – propriamente detta accrocchio – totalmente decontestualizzata e spiazzante. Le conseguenze di tale approccio linguistico possono essere infauste e possono sovente comportare anche danni fisici. Meglio procedere con ordine.

Epilogo (ordine? qualcuno disse ordine?)

interlocutore a caso: come è andata oggi la lezione?
me: sapessi, il si è sporcata col caffè bollente scottandosi, un casino!
ic: si è fatta molto male?
me: lei no; io sono pieno di lividi

Antefatto

Piove, siamo tutti stanchi e fatichiamo a parlare qualunque lingua più o meno nota – figuriamoci quelle ignote. Lei sta trafficando con una tazza di caffè caldo, quando riesce a versarne la metà sul tavolo. Mentre si arrabatta ad asciugare e spostare libri e noci di cocco (non chiedetemi perché nella cucina dell’ufficio ci siano dei tavolini con candele ricavate all’interno di mezze noci di cocco – erano lì prima che arrivassi), prova a giustificarsi, ma l’inglese oggi le si incastra tra i denti.

il: sorry, the coffee is hot and I’m tired, I mean, no, yes, ‘coz of the wheather, you know it’s raining – sorry; the table is dirty – I mean – now the coffee and… ahh: now I’m hotty and dirty
me: what? you? you are… what?
il: I’m hotty and dirty
crash ROTFL
il: how did you fall on the floor?
me: ehm, nell’indecisione tra un’erezione e un risata, ho scelto la seconda
il: hey, I can’t understand your Italian
me: you don’t want to. hotty and dirty, you say?
il: uhm, maybe
ari-crash ancor-ROTFL
il: why are you on the floor again?
me: just doing the right choice twice
me: are you sure about what you’ve just said?
il: yeah… ehm, quite
me: (uno sguardo perplesso la osserva da sopra gli occhiali)
il: maybe I’m not so sure…
me: (la sopracciglia sinistra si inarca)
il: ok, what did I say in English?
me: (la sopracciglia destra imita la sinistra)
il: maybe I don’t want to know…
me: no, you don’t

Guarda che avete vinto

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Non amo il calcio. In effetti odio il calcio. La gente mi guarda e commenta – ma sei sicuro di essere italiano? Io di solito rispondo che ho anche dimenticato il cellulare a casa. Questo li tranquillizza: è opinione comune che un italiano non possa vivere senza il proprio cellulare, dunque o non vivo o non sono italiano. Essendo che sto parlando – per di più di solito in inglese, è decisamente più probabile che non sia italiano.
Purtroppo ogni tanto mi lascio convincere ad assistere ad una partita.
Francia-Italia del 17 giugno 2008: 2-2; arbitrano uno spagnolo ed un danese. Due a due nel senso che a casa di una coppia di francesi, a guardare la partita ci sono due italiani, più altri personaggi meno direttamente interessati per via della nazionalità.
Alla fine qualcuno mi ha detto che abbiamo vinto – perché tra discussioni su rugby, golf e partite alla wii io non me ne sarei neppure accorto.

Probabilità di capirsi

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Immaginate la situazione: Windows in inglese (americano), Regional and Language Options in tedesco, tastiera italiana. Installazione di un software: in che lingua apparirà l’installazione? Beh, all’incirca, la probabilità che appaia in inglese è il 50%, mentre la probabilità che sia in tedesco potrebbe essere il rimanente 50%. Il software stesso invece avrà un 33% di probabilità di aprirsi con interfaccia in inglese, in tedesco o in italiano, rispettivamente. Il rimanente 1% avrà un comportamento non specificato (diciamo che potrebbe apparire in giapponese, swahili o klingoniano - ma per ora trascuriamo questa condizione). Ogni software utilizza infatti una combinazione arbitraria e differente di questi parametri per decidere quale lingua usare di default, spesso permettendo all’utente di modificare questa opzione soltanto addentrandosi profondamente in un’interfaccia in una lingua totalmente arbitraria e potenzialmente a lui (utente) ignota. Aggiungiamo che alcuni programmi – diciamo circa il 10% – hanno qualche piccolo bug nella gestione della lingua, per cui l’interfaccia potrebbe essere mista; ad esempio le stringhe in inglese ma le didascalie dei bottoncini nella toolbar in tedesco (vedi GPG).

La probabilità che tutti i programmi aperti siano in una lingua a me comprensibile risulta effettivamente piuttosto bassa. A questo punto, si verificherà sicuramente una situazione del genere: un cliente telefona e, dopo una lunga spiegazione in lingua a me non nota, si aspetterà che sia in grado di aiutarlo nell’utilizzare un programma a sua volta in una lingua a me non comprensibile. Le possibili soluzioni sono due: imparare la lingua a me non nota – ci sto lavorando ma ancora i risultati latitano, o passare la telefonata ad una persona che comprenda la lingua a me non nota.

Nonostante fosse una lingua a lui nota, non è stato comunque in grado di aiutarlo. Temo che la probabilità di capirsi dipenda molto poco dalla condizione di parlare una lingua per entrambi comprensibile (ammesso che esista, naturalmente).

Alla ricerca della testa perduta

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La prima puntata era soltanto un assaggio; bisognerebbe probabilmente dedicare un blog intero soltanto a questo argomento. Perché la perversione di queste persone talvolta risulta veramente oltre! Oltre cosa, è limitato soltanto dalla fantasia del lettore (oltre i bastioni di Orione, oltre i confini del mondo, laddove nessuno era mai giunto prima; fate un po’ voi, insomma).

recruiter 3: I’m looking for an engineer for a German based company.
me: interesting
r3: so… you work for IM (Immensa multinazionale), right?
me: yes, in torino
r3: why would you consider to change job?
me: basically because i don’t like torino and i would like to move in a different city
r3: i understand…
r3: …
me: still there?
r3: uhm, yes, so, we are a supplier of IM and we are looking for a resident engineer to send to a facility of IM company, located in – let me check, yes – torino
me: …
r3: still there?
me: no

Talvolta le proposte sono sensate:

r4: buongiorno, chiamo da (città a 403km da dove vivo), la chiamo perché… ecco…. cioé… sì, insomma – ahhhh (attacco asmatico: magari la prossima volta respira tra un parola e l’altra) – stiamo cercando… un ingegnere elettronico!!!!

Non ha le idee troppo chiare, ma almeno sembra che, nonostante l’affanno, la posizione sia coerente col profilo.

me: sì…
r4: quindi, insomma, ecco, volevo chiederle se poteva passare dal nostro ufficio!
me: no!
r4: ma… ma… io…
me: no, mi dispiace, buona giornata

Non mi dici neanche di cosa si tratta, neppure le solite cose insulse che vengono dette di solito – prestigiosa azienda con ampio respiro internazionale (nel senso che due volte all’anno il titolare si fa una settimana alle terme in slovenia), offre ampie possibilità di crescita professionale (nel senso che se ti assumo per spazzare, è difficile che ti possa far fare cose professionalmente più dequalificanti) e retribuzione competitiva (modello ebay: quanto prendi adesso? ok, io offro 1€ in più) – e pretendi che mi prenda un giorno di permesso per venire fino al tuo ufficio? ma neanche se lavorassi nella porta accanto e mi garantissi il rimborso spese.

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