Le regole vanno rispettate

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Il servizio sanitario italiano, mediante le USL, anzi no AUSL, cioè intendevo dire ASL, assegna al malcapitato utente un medico; in caso di emergenza al di fuori degli orari del medico o se sei lontano da casa tua - ma attenzione, che puoi essere lontano da casa solo al di fuori degli orari del medico (!) - puoi contattare la guardia medica, anzi no il servizio di continuità assistenziale (?), anzi no… ah, non ha ancora cambiato nome di nuovo; ma tra quanto succederà? ah, non prima della pubblicazione di questo post, dite.

Sembra ragionevole. Dopo alcuni mesi che sto - il meno possibile - a torino e con una scadenza ben precisa per andarmene, non ho ancora scelto un medico qui; mi tengo invece ben stretto il medico della mia ridente cittadina di origine.

È un giovedì pomeriggio, quando un raffreddore apocalittico si schianta contro la mia testa, lasciandomi febbricitante a fissare inerte il monitor del computer. Anche il monitor mi fissa, cercando di far passare il tempo facendo scorrere scritte stupide. È uno scontro molto duro e alla fine è difficile decretare il vincitore, ma sembra che lo screen saver, grazie ad uno scatto finale a sorpresa, sia riuscito a segnare un quoziente intellettivo leggermente più alto. Esco dall’ufficio con mezz’ora di anticipo; striscio fino a casa, cercando di dare un po’ di spettacolarità alla scena: ai semafori mi accascio sul volante o guardo con occhi febbricitanti e spiritati gli sventurati in attesa del verde nella corsie a fianco. Aspetto le 8 e chiamo la guardia medica, perché prima delle 8 se non hai un medico non puoi stare male lontano da casa. Le regole vanno rispettate; purtroppo faccio fatica a farlo capire al raffreddore, il quale, sentendosi probabilmente braccato dall’imminente arrivo del medico, cerca di sfogarsi come può, anche prima dell’ora fatidica.

Non è ancora iniziata la prima serata, dunque sto bene. Verso la seconda serata arriva la dottoressa:

dr: lei cosa vuole da me?
me: mah, sto male, ho chiamato un medico: speravo mi portasse un libro da leggere, visto che ho quasi finito quello che ho a mezzo. magari anche un consiglio su un investimento in borsa nel frattempo.
dr: da quanto tempo sta a torino?
me: purtroppo 6 mesi.
dr: e non ha ancora preso un medico qui?
me: il mese prossimo me ne vado: dovrei fare 6 ore di fila per farmi assegnare un medico, giusto in tempo per spostarmi in un altro posto?
dr: le regole vanno rispettate!
me: questo l’ho già scritto io alcune riga fa. piuttosto, mi dica, se vivessi un settimana qui e una settimana là, dovrei passare ogni lunedì mattina dalla ASL per farmi assegnare un medico diverso? non si rende conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato e medioevale in questa procedura?
dr: uhm… beh… dunque…
me: non per alimentare la polemica, ma visto che è qui da venti minuti e non mi ha ancora chiesto i sintomi, le dispiace se faccio da solo per guadagnare un po’ di tempo? poi magari lascio a lei la diagnosi, così non si offende.
dr: io devo valutare quello che vedo!
me: sa, ieri è passato un tizio che lottava contro i comunisti; o forse con i comunisti; probabilmente nonostante i comunisti. non aveva le idee troppo chiare in realtà, ma come medico sarebbe stato più credibile.

Temo che l’ultima frase mi sia uscita dalla gola infiammata più simile ad un ringhio che a un infelice tentativo di sdrammatizzazione, almeno a giudicare dalla velocità con cui si è lanciata giù dalle scale.

Le regole vanno rispettate, fino in fondo. È un lunedì mattina, quando sto telefonando al mio capo:

me: sto andando dal medico per farmi fare il certificato
boss: ma non avevi detto che non avevi un medico a torino?
me: …
boss: dove sei?
me: non a torino
boss: avevi detto che chiamavi la guardia medica!
me: l’ho fatto
boss: …
me: era impegnata a lottare i comunisti su Marte
boss: ???
me: domattina in ufficio ti spiego; ancora per oggi cercate di salvare il mondo senza di me

A porte aperte

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Dopo una giornata inutilmente faticosa, giungo finalmente davanti alla porta di casa, pregustando il divano qualche mp3 e un po’ di cazzeggio online. Estraggo convinto la chiave del portone… è piegata. La cima della chiave - circa 5mm - è piegata ad angolo retto; non saprei spiegare come possa essere avvenuto se non tirando in ballo fenomeni soprannaturali, un intervento alieno o almeno una lavorazione a caldo, che dubito possa essere avvenuta spontaneamente nella tasca dei miei jeans.

La consapevolezza di un solo ultimo ostacolo frapposto fra me e il divano mi rianima con la forza della disperazione. Inspiro ed espiro lentamente, libero la mente da pensieri inutili mentre cerco la concentrazione necessaria; afferro la chiave con entrambe la mani e gonfio i muscoli… troppo, al primo accenno di trazione la chiave si spezza. O i fabbri torinesi sono i peggiori del mondo, o l’aria con la maggiore concentrazione di particolato del mondo ha strabilianti capacità corrosive, o gli istruttori delle palestre torinesi sono dei pazzi furiosi che sfornano mostri incapaci di controllare le proprie forze - probabilmente anche a causa di mutazioni genetiche indotte dall’aria particolarmente salubre.

Prima di suonare contemporaneamente tutti i campanelli dell’isolato, decido di fare comunque un tentativo, nonstante i parecchi denti mancanti dal bordo della chiave: la porta si apre lo stesso. Non vorrei fare una critica poco costruttiva sull’abilità dei fabbri di queste zone dimenticate da Dio ma purtroppo non dalla Fiat… però mi chiedo, una serratura che si apre anche avendo solo mezza chiave, a cosa serve?

Mi sono illuminato di meno!

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M’illumino di menoAnche quest’anno Caterpillar ha lanciato l’iniziativa M’illumino di meno, in corrispondenza dell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Per aderire bisognava consumare meno per due ore, a partire dalle 18. Pensavo, sarebbe bello partecipare quest’anno; peccato che quel giorno a quell’ora sia in treno; e allora che faccio: chiedo al conducente di rallentare? già mi vedo volare giù dal finestrino lanciato dal treno in corsa proprio mentre passa su un ponte con sotto 400 metri di scarpata, o ancora peggio in galleria, spalmando i miei tessuti molli sul rivestimento di cemento fino a lasciare solo qualche osso consunto sui binari, col sottofondo delle grida di giubilo degli altri passeggeri.

Intercity PLUS (qualcuno mi spiega cosa c’è di Plus?) Torino-Roma: 7 ore e 40 minuti per 688km. Con un viaggio di uguale durata sarei potuto arrivare tranquillamente a New York, in fondo bastava aggiungere uno zero al costo del biglietto e moltiplicare per mille le missioni di CO2. Praticamente invece di viaggiare in prima classe, ho viaggiato in classe A++.

Dr. House, aiutaci tu

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Avete presente il Dr. House? Quella serie assurda dove il medico più bastardo immaginabile cura le malattie più rare ed improbabili?

Per chi non l’avesse presente, la puntata tipo si riassume più o meno così:

assistente: Il paziente sta morendo; i sintomi sono chiari: è pterodattilite diplodocante progressiva. Dobbiamo iniziare la terapia a martellate sui calli.
house: No, ha un’infezione.
a: Ma i sintomi non corrispondono ad una infezione!
h: Appunto: è un’infezione!

…400 partite di PSP dopo…

a: Stiamo curando l’infezione e il paziente migliora.
h: Incapaci!!! Ora mi è chiaro che non era un’infezione ma pterodattilite diplodocante; solo non progressiva ma regressiva. L’unica cura è l’asportazione del cervello da sveglio.
a: Ma potrebbe morire!
h: Sì, ma almeno saprebbe cosa l’ha ucciso.

Io adoravo questa serie per due motivi:

  1. per empatia tra noi stronz… ehm, burberi;
  2. per empatia tra noi zopp… ehm, claudicant… ehm, diversamente deambulanti.

Ora ho un motivo in più per adorarla, da quando mi sono reso conto che non si tratta di fiction, ma bensì di neorealismo apocalittico.

Mi presento dal dentista con una guancia talmente gonfia, che qualcuno ha provato a chiedermi perché mangio i pompelmi interi (perché mi sto allenando a ingoiare un testa intera, così da poterti decapitare con un solo morso, non è evidente?).

dentista: Non è un ascesso e visto che non hai la febbre non è neanche un’infezione (tutti insieme: Dr. House, aiutaci tu). Potrebbe essere o un problema muscolare (Dr. House, aiutaci tu) o una ghiandola salivaria tappata (Dr. House, aiutaci tu). Potrebbe essere di competenza di un ottorino laringoiatra (Dr. House, aiutaci tu)… certo se poi risultasse tappata da un calcolo, bisognerebbe sentire un chirurgo maxillo-facciale (Dr. House, aiutaci tu).

…qualche ora più tardi..

dottoressa della guardia medica: E’ lì, l’ho vista!!
me: Cosa?
dgm: La guancia!
me: Arduo non notarla: sembra che mi abbiano montato una spalla di troppo.
dgm: E’ un’infezione!
me: Ma non ho la febbre.
dgm: Appunto, è un’infezione!
me: No, guardi, non ho la pterodattiloqualcosa e il cervello mi piace dentro la testa.
dgm: Presto la siringa per elefanti; anzi, quella per balene! Fammi vedere dov’è la vasca che devo preparare una tinozza di antibiotici! Intanto, prendo dalla macchina la tanica di cortisone.
me, rivolto verso il cielo; anzi, verso la tv: Dr. House, grazie per averla aiutata a trovare l’ispirazione; ora so di cosa morirò.

La prossima volta che viene un medico a domicilio e la tv sta trasmettendo Dr. House, devo ricordarmi di abbassare il volume: un medico troppo ispirato potrebbe decidere di praticarmi una craniotomia con un cacciavite arruginito.

Un blogger in carriera

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Sono ancora latitante, ma almeno si vedono i primi piccoli risultati sul piano lavorativo. Non ci si può certo aspettare di diventare vicepresidente dall’oggi al domani, ma certe piccole cose contribuiscono un po’ alla volta a costruire una carriera rispettabile: oggi mi hanno assegnato una cassettiera!

Doom in Turin

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La difficoltà di sopravvivere a questa città mi ha costretto a lasciar perdere per un po’ il blog. Non che questo rappresenti un dramma per molti, ma il mio obiettivo di riuscire a mantenere un blog e crearsi un minimo di credibilità online non è certo sulla buona strada. Comunque: ho trovato casa a partire dal 1 novembre, che in pratica significa dal 4 viste le festività. Per ora mi sono trasferito dall’albergo dove stavo, in un residence, il che significa che ora va molto meglio dal punto di vista alimentare, rispetto a quello che avevo raccontato qui.

Domenica scorsa sono riuscito finalmente a raggiungere il residence in cui mi trovo ora: è una struttura degli anni ‘50 e, anche se ben tenuta, dimostra i suoi anni. Arrivato a tarda sera, mi avvio per prendere l’ascensore: il neon che lo illumina è rotto e lampeggia. Le scale, ben illuminate, sono molto più invitanti. Le valigie ridacchiano, mentre le mia braccia protestano e mi costringono a scegliere l’ascensore. In fondo sono solo 3 piani, penso! L’ascensore è lentissimo e impiega almeno 5 minuti, nell’oscurità di un vano ascensore che può ospitare soltanto 3 persone, formato lillipuziani, mentre il neon continua a lampeggiare. Se sono sopravvissuto senza danni mentali permanenti, credo sia stato solo grazie all’allenamento di Doom 3: chi ci ha giocato in una stanza buia con le cuffie e il volume alto, può forse rendersi vagamente conto del fascino di questa esperienza!
Mi ero ripromesso di fare un video con la macchina fotografica, ma due giorni dopo l’avevano già riparato: troppo efficienza da queste parti :cool:

Questo residence in cui sono capitato - sì, perché alla fine era l’unico che risultava disponibile nel periodo di mio interesse, mentre per tutti gli altri il controllo della disponibilità online non era disponibile - è praticamente dall’altra parte di Torino rispetto a dove lavoro. Il TomTom mi fa fare un percorso assurdo, passando praticamente esattamente in mezzo alla città invece di aggirarla per quanto possibile, col risultato che nel traffico della mattina ci vogliono 50 minuti per arrivare in ufficio. Dopo 3 giorni di aggiustamenti al tragitto, a colpi di evita questa strada, poi anche quest’altra, poi ancora questa e così via, sono arrivato al punto di impiegare soltanto (!) 40 minuti; peccato che ne servissero 15 prima di partire per correggere il percorso. Il quarto giorno ho scoperto che basta ignorare il navigatore in certi punti strategici: in un paio di incroci invece di girare, proseguo diritto e, dopo aver ricalcolato per la seconda volta, magicamente il navigatore si rende conto che in realtà esiste un percorso molto più semplice e che, pur in condizioni di traffico pesante, richiede appena mezz’ora.

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