Doom in Turin

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La difficoltà di sopravvivere a questa città mi ha costretto a lasciar perdere per un po’ il blog. Non che questo rappresenti un dramma per molti, ma il mio obiettivo di riuscire a mantenere un blog e crearsi un minimo di credibilità online non è certo sulla buona strada. Comunque: ho trovato casa a partire dal 1 novembre, che in pratica significa dal 4 viste le festività. Per ora mi sono trasferito dall’albergo dove stavo, in un residence, il che significa che ora va molto meglio dal punto di vista alimentare, rispetto a quello che avevo raccontato qui.

Domenica scorsa sono riuscito finalmente a raggiungere il residence in cui mi trovo ora: è una struttura degli anni ‘50 e, anche se ben tenuta, dimostra i suoi anni. Arrivato a tarda sera, mi avvio per prendere l’ascensore: il neon che lo illumina è rotto e lampeggia. Le scale, ben illuminate, sono molto più invitanti. Le valigie ridacchiano, mentre le mia braccia protestano e mi costringono a scegliere l’ascensore. In fondo sono solo 3 piani, penso! L’ascensore è lentissimo e impiega almeno 5 minuti, nell’oscurità di un vano ascensore che può ospitare soltanto 3 persone, formato lillipuziani, mentre il neon continua a lampeggiare. Se sono sopravvissuto senza danni mentali permanenti, credo sia stato solo grazie all’allenamento di Doom 3: chi ci ha giocato in una stanza buia con le cuffie e il volume alto, può forse rendersi vagamente conto del fascino di questa esperienza!
Mi ero ripromesso di fare un video con la macchina fotografica, ma due giorni dopo l’avevano già riparato: troppo efficienza da queste parti :cool:

Questo residence in cui sono capitato - sì, perché alla fine era l’unico che risultava disponibile nel periodo di mio interesse, mentre per tutti gli altri il controllo della disponibilità online non era disponibile - è praticamente dall’altra parte di Torino rispetto a dove lavoro. Il TomTom mi fa fare un percorso assurdo, passando praticamente esattamente in mezzo alla città invece di aggirarla per quanto possibile, col risultato che nel traffico della mattina ci vogliono 50 minuti per arrivare in ufficio. Dopo 3 giorni di aggiustamenti al tragitto, a colpi di evita questa strada, poi anche quest’altra, poi ancora questa e così via, sono arrivato al punto di impiegare soltanto (!) 40 minuti; peccato che ne servissero 15 prima di partire per correggere il percorso. Il quarto giorno ho scoperto che basta ignorare il navigatore in certi punti strategici: in un paio di incroci invece di girare, proseguo diritto e, dopo aver ricalcolato per la seconda volta, magicamente il navigatore si rende conto che in realtà esiste un percorso molto più semplice e che, pur in condizioni di traffico pesante, richiede appena mezz’ora.

A spasso per Faenza

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Towers of FaenzaStamattina sono uscito con l’idea di scattare qualche foto di Faenza, mia città natale, che mi appresto a lasciare. In particolare ho ripreso sia la torre più antica (a sinistra), Towers of Faenza che quella più recente e discussa (qui a destra).
Generalmente parlo non troppo bene di questa cittadina di provincia, che in realtà ha quasi esclusivamente la colpa di essere provinciale appunto. Artista colto sul fattoOgni tanto riserva però piacevoli sorprese: passeggiavo con la macchina fotografica a portata di mano ed in compagnia dei miei genitori, che mi dicono: perché non passiamo dal parco Tassinari? Qui infatti, lo scultore di San Cassiano, Giorgio Palli, sta ricavando dal vecchio cedro caduto una grande scultura e mi ha concesso di scattare alcune foto dell’opera ancora incompiuta.
Che dire: anche un posticino sperduto nella provincia romagnola ogni tanto riserva piccole (non in senso geometrico!) ma piacevoli sorprese.

I tropici sotto casa

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Un po’ di tempo addietro ormai, leggevo la notizia che ci sarebbe una reale possibilità di uragani nel Mar Mediterraneo.

493761196_b9f87e40db_m.jpgÈ ormai un po’ che si parla della tropicalizzazione del Mare Nostrum: trattandosi di un argomento serio decisamente non attiene agli argomenti trattati in questo blog. Parlare del tempo va bene, anzi è decisamente la conversazione perfetta, ma non con pretese scientifiche!

L’idea che mi è passata per la testa è questa: se il Mediterraneo diventa un paradiso tropicale a causa dell’inquinamento, la gente smetterà di organizzare ferie in località lontanissime, smettendo così di fare lunghi ed inquinanti spostamenti in aereo. Al di là degli effetti economici sulle già traballanti finanze delle compagnie aeree, questo causerebbe una diminuzione dell’inquinamento, col rischio di far regredire il processo di tropicalizzazione stesso. Insomma l’inquinamento rischierebbe di distruggere se stesso, dimostrando così qualità che decisamente non gli competono: altruismo, spirito di sacrificio, perfino un pizzico di saggezza. Insomma, questo ragionamento sta facendo traballare molte delle mie certezze in quanto membro di una società industrializzata, consumista e tendenzialmente autodistruttiva.

Italian inglisc

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Ci proviamo a sembrare professionali, a dimostrare che ce la possiamo fare a essere internazionali. In eurostar il capotreno dà gli annunci come se fossimo in aereo: “grazie per aver viaggiato con trenitalia”; come se per viaggiare in treno esistesse un’alternativa. Poi non pago li ripete in inglese, con prestazioni che spesso rasentano l’assurdo. Me li immagino a leggere da un foglietto scarabocchiato dopo una lezione ultrarapida quanto inutile di pronuncia, chiusi in bagno per non far vedere che in realtà loro l’inglese non lo sanno.
Termina l’annuncio in italiano, attacca con quello in inglese: angosciante… oltre ad una pronuncia assurda inserisce nella frase parole inesistenti, prese da chissà dove. Di fianco a me è seduta una coppia di ragazzi inglesi; lei ha un’espressione a metà tra lo sbigottimento e l’angoscia. Nel momento in cui si gira verso di me mi rendo conto che anch’io devo avere dipinta sul volto un’espressione di autentico orrore. Fatto sta che scoppiamo entrambi a ridere; lei prova a dire qualcosa, ma gli arctic monkeys in cuffia coprono i suoi commenti di disgusto; leggere il labiale in inglese è ancora un po’ troppo al di là delle mie possibilità - non ci sono mai riuscito neppure in italiano.
Poi penso: ho almeno instillato il dubbio nell’opinione che una turista straniera riporterà a casa propria, che non tutti gli italiani siano così abietti nel maneggiare le lingue e l’inglese in particolare; meglio non rovinare tutto. Sorrido, alzo il volume, tiro fuori il giornale per far vedere che sì, sono proprio italiano e non un turista straniero anch’io ed evito di sfoggiare la mia meravigliosa pronuncia.

Déjà vu romani

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Roma, circa un mese fa. Intenti ad ammirare il panorama dell’Urbe seduti su una scalinata, ci troviamo coinvolti in una conversazione con un inglese seduto lì vicino, che tiene particolarmente a sviscerare tutte le differenze tra la polizia inglese e i carabinieri nostrani.
Salutiamo e andiamo per la nostra strada. Circa un’ora dopo ci incrociamo nuovamente; salutiamo con un cenno e andiamo oltre. Percorsi circa 20 passi, sentiamo urlare a squarciagola: DÉJÀ VU!!!. Ci giriamo giusto in tempo per vedere il nostro amico, giratosi a malapena a metà verso di noi, che prosegue per la sua strada e scompare alla vista.
Tra qualche ora parto alla volta di Roma per il fine settimana: chissà quali déjà vu mi attendono stavolta…

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