1999 Fuga da Faenza

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Il titolo di questo post la dice lunga sulla confusione che ha generato questo post; che poi uno pensa, ah sì, il caos si condensa depositando parole pregne di significato… ecco no, il caos è appunto tale e basta.
La genesi di questo scritto è iniziata ascoltando un CD dei Negrita trovato in qualche angolo della macchina, durante un lungo tragitto in autostrada una domenica sera, in fuga da Faenza, appunto. Ascoltavo Hollywood:

sono straniero nella mia città
la gente passa mi vede e lo sa

E pensavo, sono l’unico turista che va a Los Angeles e non trova il tempo di andare a Hollywood… ma questo non c’entra.
Pensavo anche (e per un uomo due pensieri contemporaneamente sono un po’ come una bestemmia), cercando il testo (non avendo il cd sotto mano, dato che è rimasto in macchina): guarda un po’, è del 1999, come la mitica Fuga da New York. Ora, io non so perché, ma non riesce ad entrarmi in testa il titolo corretto. Ovviamente tutti sanno che è stato nel 1997 che New York era stata abbandonata e trasformata in un carcere di massima sicurezza, o forse non è successo realmente. In ogni caso l’anno non è quello dell’album dei Negrita.
Comunque, dicevo, cioè pensavo ad alta voce, nel senso che scrivo ciò che penso, e penso ad alta voce ad un’altra cosa (troppi pensieri insieme - o sto diventando donna o, più probabilmente, semplicemente schizofrenico), un paio di anni fa in giro per Faenza, mi sentivo proprio come raccontato nella canzone. Ora che l’ho lasciata diventando effettivamente straniero, quando mi capita di girare per quei luoghi, non mi sento più così alieno. Escludendo decisamente effetti nostalgici, direi che ora sono più freddo nell’analizzare la situazione. E mi chiedo perché ci ho messo tanto a fuggire, poi mi ricordo del muro intorno a Manhattan, dei campi minati e soprattutto delle capsule esplosive che mi hanno iniettato… non era solo suggestione: meglio che segua i saggi consigli di Strada!.

Dr. House, aiutaci tu

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Avete presente il Dr. House? Quella serie assurda dove il medico più bastardo immaginabile cura le malattie più rare ed improbabili?

Per chi non l’avesse presente, la puntata tipo si riassume più o meno così:

assistente: Il paziente sta morendo; i sintomi sono chiari: è pterodattilite diplodocante progressiva. Dobbiamo iniziare la terapia a martellate sui calli.
house: No, ha un’infezione.
a: Ma i sintomi non corrispondono ad una infezione!
h: Appunto: è un’infezione!

…400 partite di PSP dopo…

a: Stiamo curando l’infezione e il paziente migliora.
h: Incapaci!!! Ora mi è chiaro che non era un’infezione ma pterodattilite diplodocante; solo non progressiva ma regressiva. L’unica cura è l’asportazione del cervello da sveglio.
a: Ma potrebbe morire!
h: Sì, ma almeno saprebbe cosa l’ha ucciso.

Io adoravo questa serie per due motivi:

  1. per empatia tra noi stronz… ehm, burberi;
  2. per empatia tra noi zopp… ehm, claudicant… ehm, diversamente deambulanti.

Ora ho un motivo in più per adorarla, da quando mi sono reso conto che non si tratta di fiction, ma bensì di neorealismo apocalittico.

Mi presento dal dentista con una guancia talmente gonfia, che qualcuno ha provato a chiedermi perché mangio i pompelmi interi (perché mi sto allenando a ingoiare un testa intera, così da poterti decapitare con un solo morso, non è evidente?).

dentista: Non è un ascesso e visto che non hai la febbre non è neanche un’infezione (tutti insieme: Dr. House, aiutaci tu). Potrebbe essere o un problema muscolare (Dr. House, aiutaci tu) o una ghiandola salivaria tappata (Dr. House, aiutaci tu). Potrebbe essere di competenza di un ottorino laringoiatra (Dr. House, aiutaci tu)… certo se poi risultasse tappata da un calcolo, bisognerebbe sentire un chirurgo maxillo-facciale (Dr. House, aiutaci tu).

…qualche ora più tardi..

dottoressa della guardia medica: E’ lì, l’ho vista!!
me: Cosa?
dgm: La guancia!
me: Arduo non notarla: sembra che mi abbiano montato una spalla di troppo.
dgm: E’ un’infezione!
me: Ma non ho la febbre.
dgm: Appunto, è un’infezione!
me: No, guardi, non ho la pterodattiloqualcosa e il cervello mi piace dentro la testa.
dgm: Presto la siringa per elefanti; anzi, quella per balene! Fammi vedere dov’è la vasca che devo preparare una tinozza di antibiotici! Intanto, prendo dalla macchina la tanica di cortisone.
me, rivolto verso il cielo; anzi, verso la tv: Dr. House, grazie per averla aiutata a trovare l’ispirazione; ora so di cosa morirò.

La prossima volta che viene un medico a domicilio e la tv sta trasmettendo Dr. House, devo ricordarmi di abbassare il volume: un medico troppo ispirato potrebbe decidere di praticarmi una craniotomia con un cacciavite arruginito.

È lui o non è lui?

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In un locale, una persona che non vedevo da anni, rivolgendosi ad un amico comune, in piedi vicino a me:

p1: ma è proprio lui?
p2: sì
p1: ma veramente?
p2: sì, è lui
p1: saranno almeno 5 anni che non lo vedo!
p2: sai, vive a Torino

In quel mentre mi giro.

me: ciao!
p1: ma dai; e così vivi a Torino; ma da quanto tempo?
me: due mesi
p1: ah

Mi rendo conto che c’è un certo disassamento spazio-temporale in tutto ciò…

Un blogger in carriera

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Sono ancora latitante, ma almeno si vedono i primi piccoli risultati sul piano lavorativo. Non ci si può certo aspettare di diventare vicepresidente dall’oggi al domani, ma certe piccole cose contribuiscono un po’ alla volta a costruire una carriera rispettabile: oggi mi hanno assegnato una cassettiera!

Doom in Turin

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La difficoltà di sopravvivere a questa città mi ha costretto a lasciar perdere per un po’ il blog. Non che questo rappresenti un dramma per molti, ma il mio obiettivo di riuscire a mantenere un blog e crearsi un minimo di credibilità online non è certo sulla buona strada. Comunque: ho trovato casa a partire dal 1 novembre, che in pratica significa dal 4 viste le festività. Per ora mi sono trasferito dall’albergo dove stavo, in un residence, il che significa che ora va molto meglio dal punto di vista alimentare, rispetto a quello che avevo raccontato qui.

Domenica scorsa sono riuscito finalmente a raggiungere il residence in cui mi trovo ora: è una struttura degli anni ‘50 e, anche se ben tenuta, dimostra i suoi anni. Arrivato a tarda sera, mi avvio per prendere l’ascensore: il neon che lo illumina è rotto e lampeggia. Le scale, ben illuminate, sono molto più invitanti. Le valigie ridacchiano, mentre le mia braccia protestano e mi costringono a scegliere l’ascensore. In fondo sono solo 3 piani, penso! L’ascensore è lentissimo e impiega almeno 5 minuti, nell’oscurità di un vano ascensore che può ospitare soltanto 3 persone, formato lillipuziani, mentre il neon continua a lampeggiare. Se sono sopravvissuto senza danni mentali permanenti, credo sia stato solo grazie all’allenamento di Doom 3: chi ci ha giocato in una stanza buia con le cuffie e il volume alto, può forse rendersi vagamente conto del fascino di questa esperienza!
Mi ero ripromesso di fare un video con la macchina fotografica, ma due giorni dopo l’avevano già riparato: troppo efficienza da queste parti :cool:

Questo residence in cui sono capitato - sì, perché alla fine era l’unico che risultava disponibile nel periodo di mio interesse, mentre per tutti gli altri il controllo della disponibilità online non era disponibile - è praticamente dall’altra parte di Torino rispetto a dove lavoro. Il TomTom mi fa fare un percorso assurdo, passando praticamente esattamente in mezzo alla città invece di aggirarla per quanto possibile, col risultato che nel traffico della mattina ci vogliono 50 minuti per arrivare in ufficio. Dopo 3 giorni di aggiustamenti al tragitto, a colpi di evita questa strada, poi anche quest’altra, poi ancora questa e così via, sono arrivato al punto di impiegare soltanto (!) 40 minuti; peccato che ne servissero 15 prima di partire per correggere il percorso. Il quarto giorno ho scoperto che basta ignorare il navigatore in certi punti strategici: in un paio di incroci invece di girare, proseguo diritto e, dopo aver ricalcolato per la seconda volta, magicamente il navigatore si rende conto che in realtà esiste un percorso molto più semplice e che, pur in condizioni di traffico pesante, richiede appena mezz’ora.

A spasso per Faenza

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Towers of FaenzaStamattina sono uscito con l’idea di scattare qualche foto di Faenza, mia città natale, che mi appresto a lasciare. In particolare ho ripreso sia la torre più antica (a sinistra), Towers of Faenza che quella più recente e discussa (qui a destra).
Generalmente parlo non troppo bene di questa cittadina di provincia, che in realtà ha quasi esclusivamente la colpa di essere provinciale appunto. Artista colto sul fattoOgni tanto riserva però piacevoli sorprese: passeggiavo con la macchina fotografica a portata di mano ed in compagnia dei miei genitori, che mi dicono: perché non passiamo dal parco Tassinari? Qui infatti, lo scultore di San Cassiano, Giorgio Palli, sta ricavando dal vecchio cedro caduto una grande scultura e mi ha concesso di scattare alcune foto dell’opera ancora incompiuta.
Che dire: anche un posticino sperduto nella provincia romagnola ogni tanto riserva piccole (non in senso geometrico!) ma piacevoli sorprese.

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