Repubblica? no grazie, meglio la Wicca

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Lunedì 2 giugno, a una certa ora del mattino in un certo ufficio di Stoccarda:

me: ehi, che ci fai online di lunedì mattina?
acda: oggi è festa, crucco!
me: davvero?
acda: è la celebrazione della Repubblica

Questo mese in Germania non festeggiamo la repubblica; in compenso il mese scorso abbiamo festeggiato Beltane (che per puro caso coincide con la più banale festa dei lavoratori), il lunedì di Pentecoste e il Corpus Domini.
Comincio a sospettare di vivere in una autocrazia evangelico/neopagana.

Moretti vs Biergarten

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L’ultimo fine settimana ero in Italia, dove ho avuto la cattiva idea di prendere una Moretti in lattina:

me: certo che la Moretti è proprio cattiva
lei: eh, no! non puoi sputare sulla Moretti, a meno che tu non stia in Germania!
me: ehm… veramente, io vivrei proprio lì

Non è solo questione di qualità della suddetta bevanda, ma anche di cultura su luoghi e modalità di assunzione della medesima. Appena rientrato in Germania una delle prime cose che un collega mi ha detto è stata: do you see outside? It’s sunny and warm - perfect weather for biergarten! Inutile aggiungere che neanche ieri ho studiato tedesco: temo che di questo passo la lingua a me incomprensibile rimarrà tale.

Tirare un voto e nascondere la matita

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elezioni politiche 2008Rien ne va plus, les jeux sont faits… chiusi i seggi, si pensa agli exit poll prima e a lamentarsi poi. Perché comunque vada, almeno tre quarti della popolazione italiana si lamenterà. Considerando che quasi metà avrà votato uno, quasi metà l’altro e un’inezia il resto, verrebbe da pensare che i conti non tornino. In realtà è la mente umana che non ha mai funzionato troppo bene. Per cui va bene che uno diviso due faccia tre quarti, così come - ed è un’ovvia conseguenza - che tre quarti più tre quarti faccia uno.
Ad ogni modo, tra una settimana emigro: nel seggio elettorale ho esitato ad apporre le mie due croci. Da fuori avranno pensato che fossi indeciso sulle caselle da contrassegnare; in realtà mi chiedevo quanto meschino fosse tirare il sasso e nascondere la mano.

Foto roulette: rimages.
Scheda elettorale: IPZS.
Fotomontaggio: tuttologo.

Le regole vanno rispettate

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Il servizio sanitario italiano, mediante le USL, anzi no AUSL, cioè intendevo dire ASL, assegna al malcapitato utente un medico; in caso di emergenza al di fuori degli orari del medico o se sei lontano da casa tua - ma attenzione, che puoi essere lontano da casa solo al di fuori degli orari del medico (!) - puoi contattare la guardia medica, anzi no il servizio di continuità assistenziale (?), anzi no… ah, non ha ancora cambiato nome di nuovo; ma tra quanto succederà? ah, non prima della pubblicazione di questo post, dite.

Sembra ragionevole. Dopo alcuni mesi che sto - il meno possibile - a torino e con una scadenza ben precisa per andarmene, non ho ancora scelto un medico qui; mi tengo invece ben stretto il medico della mia ridente cittadina di origine.

È un giovedì pomeriggio, quando un raffreddore apocalittico si schianta contro la mia testa, lasciandomi febbricitante a fissare inerte il monitor del computer. Anche il monitor mi fissa, cercando di far passare il tempo facendo scorrere scritte stupide. È uno scontro molto duro e alla fine è difficile decretare il vincitore, ma sembra che lo screen saver, grazie ad uno scatto finale a sorpresa, sia riuscito a segnare un quoziente intellettivo leggermente più alto. Esco dall’ufficio con mezz’ora di anticipo; striscio fino a casa, cercando di dare un po’ di spettacolarità alla scena: ai semafori mi accascio sul volante o guardo con occhi febbricitanti e spiritati gli sventurati in attesa del verde nella corsie a fianco. Aspetto le 8 e chiamo la guardia medica, perché prima delle 8 se non hai un medico non puoi stare male lontano da casa. Le regole vanno rispettate; purtroppo faccio fatica a farlo capire al raffreddore, il quale, sentendosi probabilmente braccato dall’imminente arrivo del medico, cerca di sfogarsi come può, anche prima dell’ora fatidica.

Non è ancora iniziata la prima serata, dunque sto bene. Verso la seconda serata arriva la dottoressa:

dr: lei cosa vuole da me?
me: mah, sto male, ho chiamato un medico: speravo mi portasse un libro da leggere, visto che ho quasi finito quello che ho a mezzo. magari anche un consiglio su un investimento in borsa nel frattempo.
dr: da quanto tempo sta a torino?
me: purtroppo 6 mesi.
dr: e non ha ancora preso un medico qui?
me: il mese prossimo me ne vado: dovrei fare 6 ore di fila per farmi assegnare un medico, giusto in tempo per spostarmi in un altro posto?
dr: le regole vanno rispettate!
me: questo l’ho già scritto io alcune riga fa. piuttosto, mi dica, se vivessi un settimana qui e una settimana là, dovrei passare ogni lunedì mattina dalla ASL per farmi assegnare un medico diverso? non si rende conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato e medioevale in questa procedura?
dr: uhm… beh… dunque…
me: non per alimentare la polemica, ma visto che è qui da venti minuti e non mi ha ancora chiesto i sintomi, le dispiace se faccio da solo per guadagnare un po’ di tempo? poi magari lascio a lei la diagnosi, così non si offende.
dr: io devo valutare quello che vedo!
me: sa, ieri è passato un tizio che lottava contro i comunisti; o forse con i comunisti; probabilmente nonostante i comunisti. non aveva le idee troppo chiare in realtà, ma come medico sarebbe stato più credibile.

Temo che l’ultima frase mi sia uscita dalla gola infiammata più simile ad un ringhio che a un infelice tentativo di sdrammatizzazione, almeno a giudicare dalla velocità con cui si è lanciata giù dalle scale.

Le regole vanno rispettate, fino in fondo. È un lunedì mattina, quando sto telefonando al mio capo:

me: sto andando dal medico per farmi fare il certificato
boss: ma non avevi detto che non avevi un medico a torino?
me: …
boss: dove sei?
me: non a torino
boss: avevi detto che chiamavi la guardia medica!
me: l’ho fatto
boss: …
me: era impegnata a lottare i comunisti su Marte
boss: ???
me: domattina in ufficio ti spiego; ancora per oggi cercate di salvare il mondo senza di me

A porte aperte

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Dopo una giornata inutilmente faticosa, giungo finalmente davanti alla porta di casa, pregustando il divano qualche mp3 e un po’ di cazzeggio online. Estraggo convinto la chiave del portone… è piegata. La cima della chiave - circa 5mm - è piegata ad angolo retto; non saprei spiegare come possa essere avvenuto se non tirando in ballo fenomeni soprannaturali, un intervento alieno o almeno una lavorazione a caldo, che dubito possa essere avvenuta spontaneamente nella tasca dei miei jeans.

La consapevolezza di un solo ultimo ostacolo frapposto fra me e il divano mi rianima con la forza della disperazione. Inspiro ed espiro lentamente, libero la mente da pensieri inutili mentre cerco la concentrazione necessaria; afferro la chiave con entrambe la mani e gonfio i muscoli… troppo, al primo accenno di trazione la chiave si spezza. O i fabbri torinesi sono i peggiori del mondo, o l’aria con la maggiore concentrazione di particolato del mondo ha strabilianti capacità corrosive, o gli istruttori delle palestre torinesi sono dei pazzi furiosi che sfornano mostri incapaci di controllare le proprie forze - probabilmente anche a causa di mutazioni genetiche indotte dall’aria particolarmente salubre.

Prima di suonare contemporaneamente tutti i campanelli dell’isolato, decido di fare comunque un tentativo, nonstante i parecchi denti mancanti dal bordo della chiave: la porta si apre lo stesso. Non vorrei fare una critica poco costruttiva sull’abilità dei fabbri di queste zone dimenticate da Dio ma purtroppo non dalla Fiat… però mi chiedo, una serratura che si apre anche avendo solo mezza chiave, a cosa serve?

Mi sono illuminato di meno!

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M’illumino di menoAnche quest’anno Caterpillar ha lanciato l’iniziativa M’illumino di meno, in corrispondenza dell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Per aderire bisognava consumare meno per due ore, a partire dalle 18. Pensavo, sarebbe bello partecipare quest’anno; peccato che quel giorno a quell’ora sia in treno; e allora che faccio: chiedo al conducente di rallentare? già mi vedo volare giù dal finestrino lanciato dal treno in corsa proprio mentre passa su un ponte con sotto 400 metri di scarpata, o ancora peggio in galleria, spalmando i miei tessuti molli sul rivestimento di cemento fino a lasciare solo qualche osso consunto sui binari, col sottofondo delle grida di giubilo degli altri passeggeri.

Intercity PLUS (qualcuno mi spiega cosa c’è di Plus?) Torino-Roma: 7 ore e 40 minuti per 688km. Con un viaggio di uguale durata sarei potuto arrivare tranquillamente a New York, in fondo bastava aggiungere uno zero al costo del biglietto e moltiplicare per mille le missioni di CO2. Praticamente invece di viaggiare in prima classe, ho viaggiato in classe A++.

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