Fragole. A perdita d’occhio. Dopo un’ora che raccogli fragole, alla loro stessa altezza, cominci a vedere il mondo come loro. Cominci a pensare allo stesso modo. Ti rendi conto che una vita da fragola non sarebbe poi così male; cominci a sentirti un po’ anche tu una fragola. Le fragole domineranno il mondo - o forse lo stanno già facendo ma non ce ne siamo ancora accorti - e quando questo succederà io sarò al loro fianco, pronto a divorarle e a prendere il loro posto!
Come dice il saggio, pedalare sotto il sole con 3 chili di fragole nello zaino e 1 nello stomaco, può produrre allucinazioni.
Quando entro da Subway, vedo i menu scritti in inglese e sento il sottofondo di chiacchiere tra soldati americani di stanza nella vicina base militare, mi sembra di essere in America; dimentico di essere in Germania e mi verrebbe spontaneo parlare in inglese. Peccato che i dipendenti non siano d’accordo.
Di solito mi arrangio in qualche modo, ma oggi sono stanco e la ragazza al banco è uno di quelli che non parlano neanche mezza parola di inglese. Chiedo al collega che mi accompagna se mi può aiutare lui e ordinare per me. Lui mi tranquillizza; ci penserà lui.
Lei si gira verso di me e dice: «Hallo!»
Lui si gira verso di lei e dice: «il mio collega non parla tedesco» e se ne va.
Io mi giro verso il cielo e dico: «Scheiße!»

La prossima volta stampo l’ordine dal Konfigurator.
Come tutti i giorni, nella grande multinazionale si lavora alacremente per salvare il mondo. Esperti di ogni disciplina passano gli anni migliori della loro vita alla ricerca delle soluzioni definitive, che allevieranno le sofferenze umane, faranno progredire la nostra specie e faranno sì che anche questo mese lo stipendio arrivi puntuale in banca.
Sono impegnato nello svolgimento di una missione delicatissima: convincere quell’aggeggio infernale nell’angolo a darmi il caffè senza zucchero senza l’inutile paletta per mescolarlo. Il pericoloso incarico comporta l’attraversamento di una zona dell’immenso open space popolata da ingegneri meccanici. Io, da umile elettronico, non posso fare altro che ammirare estasiato l’operosità di questi eroi alle prese con disegni, modelli 3d e prototipi di varie dimensioni ed esotiche fogge.
In un angolo ne vedo due particolarmente presi: guardandoli mi commuovo mentre ripeto come un mantra - possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo… Passo oltre asciugandomi le lacrime. Eppure; eppure c’è qualcosa di familiare nel prototipo che stanno maneggiando con apprensione.
Eppure, assomiglia proprio tanto al giochino di un kinder sorpresa.
Torino vs Los Angeles: perché preferisco mangiare veloce
california, food, losangeles, travel, usa, world 8 Comments »
Un mese fa ero in giro per Santa Monica, ma avrò tempo per tornare su questi luoghi ameni tra circa 3 settimane. Per ora preferisco mescolare passato e presente.
Mi sono trasferito a Torino per lavoro da pochi giorni (ne approfitto per buttare lì che qualunque consiglio o informazione sarà sicuramente apprezzata, visto che non conosco minimamente la città). Per certi aspetti mi sembra di essere ancora in California: tanto per cominciare vivo in un albergo. Inoltre lavoro per una multinazionale americana che ha mosso i suoi primi passi proprio da quelle parti. Telefonate e meeting di lavoro sono rigorosamente in inglese, essendo spesso intercontinentali. Ma soprattutto il traffico: qui la gente se deve girare a destra, ignora allegramente il semaforo rosso, proprio come in America.
La cosa più difficile è trovare la cena: eh già perché andare in un ristorante oltre che costoso è anche piuttosto noioso; essendo da solo, aspettare che ti portino da mangiare, per poi consumarlo in solitudine, senza neanche un CD in sottofondo o persino la tv con l’insulso telegiornale, non è il massimo della vita. D’altra parte in albergo non ho ovviamente l’uso cucina e i fast food, dove poter mangiare qualcosa spedendo poco e in fretta, sono pochi e lontani - fortuna che mi sono appena ricordato di un kebabbaro a una decina di minuti a piedi da qui. Già, perché fast food non vuol dire McDonald’s e junk food.
Quello che rimpiango di più dell’America, che ho girato in solitario per quasi un mese, sono i centri commerciali con le loro food court: spazi con abbondanza di tavolini comuni, circondati da una pletora di fast food di ogni genere, di qualità decisamente superiore ai vari McDonald’s e similari. Posti dove puoi scegliere tra una bistecca (cotta al punto da te richiesto), un’insalata a buffet o comunque preparata secondo le tue indicazioni e con abbondanza di ingredienti freschi, un piatto di pasta, una crepes - buonissima: funghi, formaggio e guacamole; talmente gigante che non sono neanche riuscito a finirla; e dire che la ragazza che era con me quella sera se l’è spazzolata in un minuto scarso
- sushi di tutti i generi, cucina messicana, cinese e tante altre possibilità. La qualità è praticamente la stessa di un ristorante e si spende appena il doppio che da McDonald’s: mediamente 10-15$. Insomma si mangia bene, si spende poco e se sei da solo non ti annoi.
Una settimana fa ho sentito per radio una notizia relativa a Los Angeles - mi è venuta in mente oggi, perché quell’aggiornatissimo giornale che è il City ne parla giusto con un leggero ritardo: il lungimirante sindaco di Los Angeles, vuole negare licenze per l’apertura di nuovi fast food. Dubito che la proposta diventi concreta - credo sia più un ulteriore invito alla popolazione a ragionare un attimo su come mangiano, e non solo nei fast food, perché gli americani mangiano male anche e forse soprattutto a casa. Quello che mi fa incazzare è che qualcuno ha osato commentare che una proposta del genere andrebbe considerata anche in Italia (almeno secondo il City). La cucina italiana è sicuramente eccezionale, ma credetemi che rimpiango le food court; quando esco dall’ufficio e comincio a pensare alla cena, vorrei aver trovato lavoro negli Stati Uniti.











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