Mar 20
Il campanello sta suonando; mezzo rintronato da un raffreddore di proporzioni epiche, vado ad aprire prima di pensare che nelle mie condizioni non voglio seccatori tra i piedi. Intendo nelle mie croniche condizioni di burbero aggravate dalla malattia, ovviamente.
Camicia bianca, cravatta grigia: sembra che non voglia vendermi un’aspirapolvere - sarà un testimone di Geova? Pacco di giornali in mano - potrebbero essere brochure formato gigante sulla corretta interpretazione della Bibbia.
Putroppo la realtà si rivela ben peggiore: vende un giornale chiamato “Lotta Comunista“. Cercando poi su Internet scopro che sono molto attivi a Genova e a Torino (che culo!) e che i loro riti consistono nell’analisi degli scritti di Lenin, con un livello di approfondimento che in confronto la Gematria della Kabbalah è pura superficialità. Sembra inoltre che il relatore sia tanto più stimato quanto più somiglia a Lenin stesso.
me: grazie, ma non mi interessa
testimone di lotta comunista: ma in questo periodo, con le elezioni alle porte, con gli avvenimenti in corso…
tra me e me: …tirerà mica in ballo anche l’oroscopo e l’allineamento infausto dei pianeti?
me: non mi interessa la politica italiana, soprattutto ora che sto per emigrare
tlc: dove vai? su Marte? perché altrimenti non riuscirai mica a sfuggire agli eventi!
tmm: uhm, Marte. Chissà se esiste una versione localizzata di monster…
tlc: se poi rimani in Europa le cose andranno persino peggio, perché con la Cina che avanza… posso chiederti dove vai?
tmm: ma la Cina non era comunista? o forse hanno abbreviato per mancanza di spazio il titolo completo: “lotta [contro il] comunista”?
me: certo, in Germania
tlc (trionfante): vedi!!! con il futuro esercito europeo, ti troverai proprio in mezzo al casino che si verrà a creare!
tmm: uhm, i fascisti ci sono già andati su Marte; tra Nasa e Cina chi sarà il prossimo?
me: guarda, non mi interessa
tlc: il giornale costa soltanto un euro…
me: scusa, sto risparmiando per comprare il biglietto per Marte
Mar 07
ore 13.15, un aeroporto tedesco
Consegno il passaporto al doganiere; controlla, ricontrolla, storce il naso, ricontrolla, si gratta il mento, ricontrolla. Infine mi rivolge la parola in un inglese impeccabile:
doganiere: lei nel 2005 ha perso il passaporto.
me: sì
dog: ecco, allora lei dovrebbe andare all’ufficio preposto del suo governo col passaporto…
me: ma…
dog: esatto; lì loro faranno una copia del frontespizio…
me: ma…
dog: quindi invierano la copia a tutti gli uffici delle dogane dell’intero sistema solare, oltre che ai pianeti extra sistema solare aderenti al trattato di schengen centauri…
me: ma…
dog: le chiederanno di eseguire una danza propiziatoria, eseguita ad un ritmo frenetico e in cui le sarà consentito toccare terra solo col malleolo destra e il lobo dell’orecchio sinsistro; il tutto tenendo stretta fra i denti la pagina 18 del passaporto…
me: ma…
dog: infine il libretto verrà tritato, bruciato, disintegrato, annichilito, quindi umilato e infine deriso; durante tutta questa procedura lei sarà costretto ad assistere impotente.
me: ah, ok
dog: ma… il passaporto lo ha mai ritrovato?
me: no
dog: ah, allora dimentichi tutto; benvenuto in Germania.
Mar 05
Come tutti i giorni, nella grande multinazionale si lavora alacremente per salvare il mondo. Esperti di ogni disciplina passano gli anni migliori della loro vita alla ricerca delle soluzioni definitive, che allevieranno le sofferenze umane, faranno progredire la nostra specie e faranno sì che anche questo mese lo stipendio arrivi puntuale in banca.
Sono impegnato nello svolgimento di una missione delicatissima: convincere quell’aggeggio infernale nell’angolo a darmi il caffè senza zucchero senza l’inutile paletta per mescolarlo. Il pericoloso incarico comporta l’attraversamento di una zona dell’immenso open space popolata da ingegneri meccanici. Io, da umile elettronico, non posso fare altro che ammirare estasiato l’operosità di questi eroi alle prese con disegni, modelli 3d e prototipi di varie dimensioni ed esotiche fogge.
In un angolo ne vedo due particolarmente presi: guardandoli mi commuovo mentre ripeto come un mantra - possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo salvare il mondo anche oggi; possiamo… Passo oltre asciugandomi le lacrime. Eppure; eppure c’è qualcosa di familiare nel prototipo che stanno maneggiando con apprensione.
Eppure, assomiglia proprio tanto al giochino di un kinder sorpresa.
Jan 25
Certe mattine uno si sveglia con strane idee in testa; idee talmente bislacche che quelle mattine uno non dovrebbe proprio svegliarsi - saltare la giornata e non pensarci più. Che poi queste idee strampalate sembrano anche grandi idee. Deve essere una manovra lobbistica del subconscio, che, sentendosi ignorato dal pensiero cosciente, attiva le sue amicizie tra i neuroni vicini a quelli che contano, pur di far sembrare geniali queste idee figlie di una cena troppo pesante.
Insomma, una mattina mi sveglio e decido che può essere cosa buona e giusta informarsi sui permessi di soggiorno per l’Australia. Mentre raccoglo tutte le informazioni del caso - operazione che richiede più giorni vista la grande quantità di tempo che dedico quotidianamente all’operazione - mi capita di trovare online un’amica che si trova proprio là.
me (tuttologo): ehi, aa, come stai?
aa (aspirante australiana): alla grande; mi piace proprio questo paese!
me: stai pensando di rimanerci?
aa: mi piacerebbe; in realtà sono un po’ indecisa. non sono sicura di sapere esattamente cosa voglio; tu che ne pensi?
me: dunque, [...]
aa: sai che hai ragione! meglio che torni in europa…
aa: magari adesso è ancora un po’ freddo, ma in primavera torno
Convincere altre persone ad abbandonare un paese, forse non è proprio il modo migliore per prepararsi ad emigrare in quel paese.
A titolo informativo, le pratiche per uno skilled immigrant visa, tra esame di inglese (IELTS), riconoscimento della laurea e cose varie, costa intorno ai 3000AUD, corrispondenti a circa 2000€. Ho archiviato definitivamente l’idea nella categoria certe mattine sarebbe meglio non alzarsi.
Nov 11
In un locale, una persona che non vedevo da anni, rivolgendosi ad un amico comune, in piedi vicino a me:
p1: ma è proprio lui?
p2: sì
p1: ma veramente?
p2: sì, è lui
p1: saranno almeno 5 anni che non lo vedo!
p2: sai, vive a Torino
In quel mentre mi giro.
me: ciao!
p1: ma dai; e così vivi a Torino; ma da quanto tempo?
me: due mesi
p1: ah
Mi rendo conto che c’è un certo disassamento spazio-temporale in tutto ciò…
Oct 14
La difficoltà di sopravvivere a questa città mi ha costretto a lasciar perdere per un po’ il blog. Non che questo rappresenti un dramma per molti, ma il mio obiettivo di riuscire a mantenere un blog e crearsi un minimo di credibilità online non è certo sulla buona strada. Comunque: ho trovato casa a partire dal 1 novembre, che in pratica significa dal 4 viste le festività. Per ora mi sono trasferito dall’albergo dove stavo, in un residence, il che significa che ora va molto meglio dal punto di vista alimentare, rispetto a quello che avevo raccontato qui.
Domenica scorsa sono riuscito finalmente a raggiungere il residence in cui mi trovo ora: è una struttura degli anni ‘50 e, anche se ben tenuta, dimostra i suoi anni. Arrivato a tarda sera, mi avvio per prendere l’ascensore: il neon che lo illumina è rotto e lampeggia. Le scale, ben illuminate, sono molto più invitanti. Le valigie ridacchiano, mentre le mia braccia protestano e mi costringono a scegliere l’ascensore. In fondo sono solo 3 piani, penso! L’ascensore è lentissimo e impiega almeno 5 minuti, nell’oscurità di un vano ascensore che può ospitare soltanto 3 persone, formato lillipuziani, mentre il neon continua a lampeggiare. Se sono sopravvissuto senza danni mentali permanenti, credo sia stato solo grazie all’allenamento di Doom 3: chi ci ha giocato in una stanza buia con le cuffie e il volume alto, può forse rendersi vagamente conto del fascino di questa esperienza!
Mi ero ripromesso di fare un video con la macchina fotografica, ma due giorni dopo l’avevano già riparato: troppo efficienza da queste parti
Questo residence in cui sono capitato - sì, perché alla fine era l’unico che risultava disponibile nel periodo di mio interesse, mentre per tutti gli altri il controllo della disponibilità online non era disponibile - è praticamente dall’altra parte di Torino rispetto a dove lavoro. Il TomTom mi fa fare un percorso assurdo, passando praticamente esattamente in mezzo alla città invece di aggirarla per quanto possibile, col risultato che nel traffico della mattina ci vogliono 50 minuti per arrivare in ufficio. Dopo 3 giorni di aggiustamenti al tragitto, a colpi di evita questa strada, poi anche quest’altra, poi ancora questa e così via, sono arrivato al punto di impiegare soltanto (!) 40 minuti; peccato che ne servissero 15 prima di partire per correggere il percorso. Il quarto giorno ho scoperto che basta ignorare il navigatore in certi punti strategici: in un paio di incroci invece di girare, proseguo diritto e, dopo aver ricalcolato per la seconda volta, magicamente il navigatore si rende conto che in realtà esiste un percorso molto più semplice e che, pur in condizioni di traffico pesante, richiede appena mezz’ora.
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