Non amo il calcio. In effetti odio il calcio. La gente mi guarda e commenta - ma sei sicuro di essere italiano? Io di solito rispondo che ho anche dimenticato il cellulare a casa. Questo li tranquillizza: è opinione comune che un italiano non possa vivere senza il proprio cellulare, dunque o non vivo o non sono italiano. Essendo che sto parlando - per di più di solito in inglese, è decisamente più probabile che non sia italiano.
Purtroppo ogni tanto mi lascio convincere ad assistere ad una partita.
Francia-Italia del 17 giugno 2008: 2-2; arbitrano uno spagnolo ed un danese. Due a due nel senso che a casa di una coppia di francesi, a guardare la partita ci sono due italiani, più altri personaggi meno direttamente interessati per via della nazionalità.
Alla fine qualcuno mi ha detto che abbiamo vinto - perché tra discussioni su rugby, golf e partite alla wii io non me ne sarei neppure accorto.
Immaginate la situazione: Windows in inglese (americano), Regional and Language Options in tedesco, tastiera italiana. Installazione di un software: in che lingua apparirà l’installazione? Beh, all’incirca, la probabilità che appaia in inglese è il 50%, mentre la probabilità che sia in tedesco potrebbe essere il rimanente 50%. Il software stesso invece avrà un 33% di probabilità di aprirsi con interfaccia in inglese, in tedesco o in italiano, rispettivamente. Il rimanente 1% avrà un comportamento non specificato (diciamo che potrebbe apparire in giapponese, swahili o klingoniano - ma per ora trascuriamo questa condizione). Ogni software utilizza infatti una combinazione arbitraria e differente di questi parametri per decidere quale lingua usare di default, spesso permettendo all’utente di modificare questa opzione soltanto addentrandosi profondamente in un’interfaccia in una lingua totalmente arbitraria e potenzialmente a lui (utente) ignota. Aggiungiamo che alcuni programmi - diciamo circa il 10% - hanno qualche piccolo bug nella gestione della lingua, per cui l’interfaccia potrebbe essere mista; ad esempio le stringhe in inglese ma le didascalie dei bottoncini nella toolbar in tedesco (vedi GPG).
La probabilità che tutti i programmi aperti siano in una lingua a me comprensibile risulta effettivamente piuttosto bassa. A questo punto, si verificherà sicuramente una situazione del genere: un cliente telefona e, dopo una lunga spiegazione in lingua a me non nota, si aspetterà che sia in grado di aiutarlo nell’utilizzare un programma a sua volta in una lingua a me non comprensibile. Le possibili soluzioni sono due: imparare la lingua a me non nota - ci sto lavorando ma ancora i risultati latitano, o passare la telefonata ad una persona che comprenda la lingua a me non nota.
Nonostante fosse una lingua a lui nota, non è stato comunque in grado di aiutarlo. Temo che la probabilità di capirsi dipenda molto poco dalla condizione di parlare una lingua per entrambi comprensibile (ammesso che esista, naturalmente).
La prima puntata era soltanto un assaggio; bisognerebbe probabilmente dedicare un blog intero soltanto a questo argomento. Perché la perversione di queste persone talvolta risulta veramente oltre! Oltre cosa, è limitato soltanto dalla fantasia del lettore (oltre i bastioni di Orione, oltre i confini del mondo, laddove nessuno era mai giunto prima; fate un po’ voi, insomma).
recruiter 3: I’m looking for an engineer for a German based company.
me: interesting
r3: so… you work for IM (Immensa multinazionale), right?
me: yes, in torino
r3: why would you consider to change job?
me: basically because i don’t like torino and i would like to move in a different city
r3: i understand…
r3: …
me: still there?
r3: uhm, yes, so, we are a supplier of IM and we are looking for a resident engineer to send to a facility of IM company, located in - let me check, yes - torino
me: …
r3: still there?
me: no
Talvolta le proposte sono sensate:
r4: buongiorno, chiamo da (città a 403km da dove vivo), la chiamo perché… ecco…. cioé… sì, insomma - ahhhh (attacco asmatico: magari la prossima volta respira tra un parola e l’altra) - stiamo cercando… un ingegnere elettronico!!!!
Non ha le idee troppo chiare, ma almeno sembra che, nonostante l’affanno, la posizione sia coerente col profilo.
me: sì…
r4: quindi, insomma, ecco, volevo chiederle se poteva passare dal nostro ufficio!
me: no!
r4: ma… ma… io…
me: no, mi dispiace, buona giornata
Non mi dici neanche di cosa si tratta, neppure le solite cose insulse che vengono dette di solito - prestigiosa azienda con ampio respiro internazionale (nel senso che due volte all’anno il titolare si fa una settimana alle terme in slovenia), offre ampie possibilità di crescita professionale (nel senso che se ti assumo per spazzare, è difficile che ti possa far fare cose professionalmente più dequalificanti) e retribuzione competitiva (modello ebay: quanto prendi adesso? ok, io offro 1€ in più) - e pretendi che mi prenda un giorno di permesso per venire fino al tuo ufficio? ma neanche se lavorassi nella porta accanto e mi garantissi il rimborso spese.
O è già stata catturata da chi, prima di loro ha cacciato la loro testa per un’agenzia di recruiting, cioè appunto di cacciatori di teste? Che a forza di ricevere proposte di lavoro che rasentano l’assurdo, il dubbio è più che lecito.
Telefonata tipo:
recruiter 1: we are looking for someone for an open position in (località dal nome impronunciabile). would you consider a job in (nazione europea qualunque)?
me: may be. could you tell me something more?
r1: i’m looking for a mechanical engineer, with at least 6 years of experience in plastic cases engineering…
me: did you read my CV?
r1: yes
me: did you notice the title?
r1: what?
me: the first line; there’s written electronic engineer… do you catch it?
Non va tanto meglio con i tedeschi:
[...]
r2: and your email is?
me: well, it was in the CV you got from big & ugly & notorious website…
r2: ah, right. well, could you give me your email?
me: ok, it’s T… N… T…
r2: ok, your name is Nicola T[...]
me: yeah, I know how my name sounds, but my email is T… N… T…
r2: ok, nicola dot t[...] at?
me: …
r2: I’ll write to you; if you don’t get an email from me in a few days, could be so kind to call me back at this number? since i’m not sure to have correctly written down your email.
Certo, come no, passo la mia giornata a fare chiamate internazionali per richiamare i potenziali datori di lavoro. Ho acceso un mutuo apposta per finanziare questa attività.
Un problema grave dei CV è che le lingue parlate dal candidato sono riportate verso il fondo; questo particolare, combinato con la peculiarità dei reclutatori di non leggere mai il CV fino in fondo (considerando che non leggono neanche l’inizio… immagino trovino particolarmente interessante la costola), fa sì che uno venga contattato in una lingua estratta a caso. Ora, anche se non leggi nel mio CV che parlo italiano e inglese… ti verrà il dubbio, che avendo specificato come paese di interesse l’intera Europa, non sia possibile che parli tutte le lingue di tutti i paesi europei!!
E via con email in tutte le lingue possibili immaginabili. Fortunatamente, tutti quelli che hanno mi hanno contattato telefonicamente, finora hanno sempre avuto il buon senso di usare l’inglese.
Attenzione, spoiler! Che con la differita di un mese e circa dieci giorni a cui sono arrivato ultimamente, l’episodio che cito avverrà tra tre settimane
Ieri guardavo un episodio della prima stagione di Heroes in inglese (ma sottotitolato); l’episodio si conclude con la ragazza (di cui non ricordo il nome) che cerca di convincere Mohinder a non partire. Al di là delle sue reali motivazioni, lei gli dice - più o meno il senso è questo: “Allora vai, fai quello che devi fare, ma poi torna da me”.
Lui la saluta:
“Goodbye”
Mi piace tantissimo che in realtà in inglese non esista la parola “addio”, anche se nel contesto assume quel significato. Lei risponde:
“See you later”.
E ti viene da pensare: queste sono le classiche scene da film, dai. Poi ci ripensi e ti sovviene che esattamente un mese ti è capitata la stessa identica conversazione, solo che all’epoca non ero probabilmente in grado di cogliere certe sfumature. Probabilmente avrei dovuto vedere la serie prima di partire ![]()
Insomma: nella serie, la scena prosegue con lei che bacia lui.
Nella mia vita la scena prosegue con lui che stupidamente risponde:
“Later?”
E lei:
“Yeah, you know, it means in the future”
Eh, già, il futuro…
Ci proviamo a sembrare professionali, a dimostrare che ce la possiamo fare a essere internazionali. In eurostar il capotreno dà gli annunci come se fossimo in aereo: “grazie per aver viaggiato con trenitalia”; come se per viaggiare in treno esistesse un’alternativa. Poi non pago li ripete in inglese, con prestazioni che spesso rasentano l’assurdo. Me li immagino a leggere da un foglietto scarabocchiato dopo una lezione ultrarapida quanto inutile di pronuncia, chiusi in bagno per non far vedere che in realtà loro l’inglese non lo sanno.
Termina l’annuncio in italiano, attacca con quello in inglese: angosciante… oltre ad una pronuncia assurda inserisce nella frase parole inesistenti, prese da chissà dove. Di fianco a me è seduta una coppia di ragazzi inglesi; lei ha un’espressione a metà tra lo sbigottimento e l’angoscia. Nel momento in cui si gira verso di me mi rendo conto che anch’io devo avere dipinta sul volto un’espressione di autentico orrore. Fatto sta che scoppiamo entrambi a ridere; lei prova a dire qualcosa, ma gli arctic monkeys in cuffia coprono i suoi commenti di disgusto; leggere il labiale in inglese è ancora un po’ troppo al di là delle mie possibilità - non ci sono mai riuscito neppure in italiano.
Poi penso: ho almeno instillato il dubbio nell’opinione che una turista straniera riporterà a casa propria, che non tutti gli italiani siano così abietti nel maneggiare le lingue e l’inglese in particolare; meglio non rovinare tutto. Sorrido, alzo il volume, tiro fuori il giornale per far vedere che sì, sono proprio italiano e non un turista straniero anch’io ed evito di sfoggiare la mia meravigliosa pronuncia.











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