Lavoravo come jedi – cioè non ufficialmente, ma noi ci chiamavano così, perché sì, che mi sembra un ottimo motivo. O se preferite perché suonava bene, che è un motivo altrettanto valido a mio avviso. O ancora perché quando si doveva definire il campo descrizione di un nuovo database avevamo una montagna di citazioni da utilizzare.
Avevo anche un padawan, che poi si è guadagnato sul campo la promozione ed è ora un jedi.
Poi ho fatto un colloquio per un altro lavoro, dove ho incontrato un ninja, o almeno così diceva la sua felpa. Non vedevo l’ora di iniziare, abbandonare l’ordine dei jedi per unirmi alla confraternita dei ninja, per imparare nuove tecniche e diventare sempre più letale e spietato.
Poi ho scoperto che non sono più ninja – lo erano, ma poi si sono sciolti e dei tempi andati è rimasta solo la felpa.
Così ora che non sono più un jedi, lavoro con gente che non è più un ninja e insieme non facciamo né cose da jedi né cose da ninja, ma semplicemente cose, così. Cose molto interessanti, ma non cose da jedi né cose da ninja; cose, semplicemente.
Monthly archives for July, 2011
ex-Ninja vs ex-Jedi
Scie di follia
Ho lasciato la Germania, dopo 3 anni abbondanti. Non é più la stessa. Temo di averli contaminati con un germe di follia.
Alla stazione di servizio, rifornita l’automobile di benzina, entro per pagare.
commesso farneticante: ti serve altro?
io: eh?
cf: devi comprare questo e quest’altro e quell’altro (parole tedesche a caso) oppure é tutto?
io: non ti ho ancora chiesto niente, se vuoi però me ne vado
cf: ma devi pagare (borbotta in tedesco) o la benzina?
io: la benzina…
cf: ahhh (catarsi): sono 15€
io: sicuro? é la pompa numero 5
cf: ahhh (ri-catarsi): sono 65€
Pago in fretta e mi allontano ancora più rapidamente. Parcheggio di fronte al comune per dis-iscrivermi dall’anagrafe, entro e trovo i bambini della scuola elementare che fanno uno spettacolo alle impiegate.
Mi avvicino, aspetto, mi avvicino ancora, aspetto ancora. Dopo 10 minuti di danza i bimbi si mettono a sedere, faccio per avvicinarmi allo sportello, quando ricominciano a cantare sbattendo i piedi per terra.
Mi giro e scappo. Salgo in macchina e guido fino al confine con la Svizzera. Entro in comune e mi registro all’anagrafe.
Dietro di me all’orizzonte si alza il fumo dalle macerie della sanità mentale dei tedeschi.
Spero che gli svizzeri siano piú resistenti alle mie contaminazioni.











