Fragole. A perdita d’occhio. Dopo un’ora che raccogli fragole, alla loro stessa altezza, cominci a vedere il mondo come loro. Cominci a pensare allo stesso modo. Ti rendi conto che una vita da fragola non sarebbe poi così male; cominci a sentirti un po’ anche tu una fragola. Le fragole domineranno il mondo - o forse lo stanno già facendo ma non ce ne siamo ancora accorti - e quando questo succederà io sarò al loro fianco, pronto a divorarle e a prendere il loro posto!
Come dice il saggio, pedalare sotto il sole con 3 chili di fragole nello zaino e 1 nello stomaco, può produrre allucinazioni.
Quando entro da Subway, vedo i menu scritti in inglese e sento il sottofondo di chiacchiere tra soldati americani di stanza nella vicina base militare, mi sembra di essere in America; dimentico di essere in Germania e mi verrebbe spontaneo parlare in inglese. Peccato che i dipendenti non siano d’accordo.
Di solito mi arrangio in qualche modo, ma oggi sono stanco e la ragazza al banco è uno di quelli che non parlano neanche mezza parola di inglese. Chiedo al collega che mi accompagna se mi può aiutare lui e ordinare per me. Lui mi tranquillizza; ci penserà lui.
Lei si gira verso di me e dice: «Hallo!»
Lui si gira verso di lei e dice: «il mio collega non parla tedesco» e se ne va.
Io mi giro verso il cielo e dico: «Scheiße!»

La prossima volta stampo l’ordine dal Konfigurator.
Non amo il calcio. In effetti odio il calcio. La gente mi guarda e commenta - ma sei sicuro di essere italiano? Io di solito rispondo che ho anche dimenticato il cellulare a casa. Questo li tranquillizza: è opinione comune che un italiano non possa vivere senza il proprio cellulare, dunque o non vivo o non sono italiano. Essendo che sto parlando - per di più di solito in inglese, è decisamente più probabile che non sia italiano.
Purtroppo ogni tanto mi lascio convincere ad assistere ad una partita.
Francia-Italia del 17 giugno 2008: 2-2; arbitrano uno spagnolo ed un danese. Due a due nel senso che a casa di una coppia di francesi, a guardare la partita ci sono due italiani, più altri personaggi meno direttamente interessati per via della nazionalità.
Alla fine qualcuno mi ha detto che abbiamo vinto - perché tra discussioni su rugby, golf e partite alla wii io non me ne sarei neppure accorto.
Una sera mi chiama il mio boss per chiedermi il numero della mia insegnante di tedesco; sostiene che deve fare un’operazione di reception beautification. La mattina dopo un collega mi dice che ha visto in giro il: praticamente, doveva venire un cliente importante per una riunione o qualcosa del genere, così le ha chiesto di fare da receptionist all’evento.
Mentre bevo il mio caffè, qualcuno mi afferra una spalla:
il: ehi, oggi riusciremo a fare lezione come previsto alla solita ora
Dapprima mi giro verso di lei, poi inizio a correre verso l’ufficio del boss (accidenti, la tazzina - torna indietro, appoggia la tazzina, ricomincia a correre):
me: boss! boss!
boss: che succede?
me: che accidenti hai combinato?
boss: …
me: hai chiesto a il di fare la receptionist oggi?
boss: sì, ma finirà prima dell’ora della vostra lezione
me: appunto: il problema è proprio questo!
boss: …
me: immagino tu abbia presente quanto il sia gnoc… ehm, piacente, vero?
boss: certo; allora?
me: credo che tu possa immaginare come non possano sussistere reciprocamente nella stessa frase, se non separate da una moltitudine (dispari) di negazioni, le espressioni “imparare il tedesco” e “insegnante in minigonna di pelle”
boss: hai visto eh, è stata o no una buona scelta? Dovevi vedere come la seguiva il cliente: avrà male al collo per un po’!
Certo che se ne fa una questione di priorità, come non dargli ragione.
Di fronte alla porta dell’ufficio, invece del campanello, c’è un telefono: chiami l’interno desiderato - o eventualmente quello della segretaria - e chiedi che ti aprano la porta. Semplice e funzionale.
me: allora quando arrivi puoi chiamare direttamente il mio interno, così non disturbi nessuno e io arrivo
il: perfetto
me: te lo sei segnato?
il: sì sì
me: bene, inoltre per chiamarmi da fuori basta aggiungere l’interno alla parte iniziale del numero - comune per tutti - così se ad esempio devi spostare una lezione, sai come contattarmi
il: allora siamo d’accordo
Due giorni dopo, ricevo una chiamata dal telefono di Segretaria 1 (sul display compare il nome di chi chiama): «c’è il in linea, te la passo.
Non trovava il numero.
Quattro giorni dopo, chiamata da Segretaria 2: «c’è il alla porta, potresti andare tu ad aprire?»
Non si ricordava che aveva il numero.
Sette giorni dopo, chiamata dal dipartimento IT: «c’è il in linea, te la passo».
L’aveva chiamata per spostare il corso di italiano e lei si era fatta passare me per spostare la nostra lezione.
Nove giorni dopo, chiamata dal dipartimento sviluppo hardware: «c’è il alla porta; vai ad aprirle?»
Aveva scritto le tre cifre dell’interno in ordine inverso.
Undici giorni dopo, chiamata da Segretaria 1: «ciao, sono il! sono alla scrivania di S1; mi raggiungi?»
Una volta trovato il numero giusto, è riuscita a chiamarmi dal telefono sbagliato!
I tedeschi sono meno rumorosi degli italiani; non è solo un luogo comune. In un ufficio tedesco c’è effettivamente meno rumore che in un equivalente ufficio italiano. Parecchio meno rumore. Non ho un fonometro a portata di mano - ora non so se averne progettato uno possa in un qualche modo investirmi di qualche potere di misurazione spannometrica del Leq, ma fidatevi.
Se senti rumore, sai che puoi parlare in italiano e ci sarà qualcuno nei dintorni in grado di capirti.
In questo momento sta giocando la Germania… il silenzio è letteralmente assordante










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