Chiuso per instabilità geografica

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Stamattina ho un aereo per la Danimarca. Al ritorno mi fermerò due settimane a torino, quindi andrò in Germania per un altro paio di settimane, successivamente in Francia per qualche mese e poi di nuovo in Germania. Dovessi ritrovarmi in questo lasso di tempo, magari scriverò qualcosa, come l’ultima località in cui ricordo di essere stato. Almeno nel caso mi perdessi e finissi su “Chi l’ha visto”, saprebbero da dove partire per cercare le mie tracce.

Ah, non parlo danese né francese e quanto al tedesco, so contare fino a tre.

Le regole vanno rispettate

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Il servizio sanitario italiano, mediante le USL, anzi no AUSL, cioè intendevo dire ASL, assegna al malcapitato utente un medico; in caso di emergenza al di fuori degli orari del medico o se sei lontano da casa tua - ma attenzione, che puoi essere lontano da casa solo al di fuori degli orari del medico (!) - puoi contattare la guardia medica, anzi no il servizio di continuità assistenziale (?), anzi no… ah, non ha ancora cambiato nome di nuovo; ma tra quanto succederà? ah, non prima della pubblicazione di questo post, dite.

Sembra ragionevole. Dopo alcuni mesi che sto - il meno possibile - a torino e con una scadenza ben precisa per andarmene, non ho ancora scelto un medico qui; mi tengo invece ben stretto il medico della mia ridente cittadina di origine.

È un giovedì pomeriggio, quando un raffreddore apocalittico si schianta contro la mia testa, lasciandomi febbricitante a fissare inerte il monitor del computer. Anche il monitor mi fissa, cercando di far passare il tempo facendo scorrere scritte stupide. È uno scontro molto duro e alla fine è difficile decretare il vincitore, ma sembra che lo screen saver, grazie ad uno scatto finale a sorpresa, sia riuscito a segnare un quoziente intellettivo leggermente più alto. Esco dall’ufficio con mezz’ora di anticipo; striscio fino a casa, cercando di dare un po’ di spettacolarità alla scena: ai semafori mi accascio sul volante o guardo con occhi febbricitanti e spiritati gli sventurati in attesa del verde nella corsie a fianco. Aspetto le 8 e chiamo la guardia medica, perché prima delle 8 se non hai un medico non puoi stare male lontano da casa. Le regole vanno rispettate; purtroppo faccio fatica a farlo capire al raffreddore, il quale, sentendosi probabilmente braccato dall’imminente arrivo del medico, cerca di sfogarsi come può, anche prima dell’ora fatidica.

Non è ancora iniziata la prima serata, dunque sto bene. Verso la seconda serata arriva la dottoressa:

dr: lei cosa vuole da me?
me: mah, sto male, ho chiamato un medico: speravo mi portasse un libro da leggere, visto che ho quasi finito quello che ho a mezzo. magari anche un consiglio su un investimento in borsa nel frattempo.
dr: da quanto tempo sta a torino?
me: purtroppo 6 mesi.
dr: e non ha ancora preso un medico qui?
me: il mese prossimo me ne vado: dovrei fare 6 ore di fila per farmi assegnare un medico, giusto in tempo per spostarmi in un altro posto?
dr: le regole vanno rispettate!
me: questo l’ho già scritto io alcune riga fa. piuttosto, mi dica, se vivessi un settimana qui e una settimana là, dovrei passare ogni lunedì mattina dalla ASL per farmi assegnare un medico diverso? non si rende conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato e medioevale in questa procedura?
dr: uhm… beh… dunque…
me: non per alimentare la polemica, ma visto che è qui da venti minuti e non mi ha ancora chiesto i sintomi, le dispiace se faccio da solo per guadagnare un po’ di tempo? poi magari lascio a lei la diagnosi, così non si offende.
dr: io devo valutare quello che vedo!
me: sa, ieri è passato un tizio che lottava contro i comunisti; o forse con i comunisti; probabilmente nonostante i comunisti. non aveva le idee troppo chiare in realtà, ma come medico sarebbe stato più credibile.

Temo che l’ultima frase mi sia uscita dalla gola infiammata più simile ad un ringhio che a un infelice tentativo di sdrammatizzazione, almeno a giudicare dalla velocità con cui si è lanciata giù dalle scale.

Le regole vanno rispettate, fino in fondo. È un lunedì mattina, quando sto telefonando al mio capo:

me: sto andando dal medico per farmi fare il certificato
boss: ma non avevi detto che non avevi un medico a torino?
me: …
boss: dove sei?
me: non a torino
boss: avevi detto che chiamavi la guardia medica!
me: l’ho fatto
boss: …
me: era impegnata a lottare i comunisti su Marte
boss: ???
me: domattina in ufficio ti spiego; ancora per oggi cercate di salvare il mondo senza di me

A porte aperte

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Dopo una giornata inutilmente faticosa, giungo finalmente davanti alla porta di casa, pregustando il divano qualche mp3 e un po’ di cazzeggio online. Estraggo convinto la chiave del portone… è piegata. La cima della chiave - circa 5mm - è piegata ad angolo retto; non saprei spiegare come possa essere avvenuto se non tirando in ballo fenomeni soprannaturali, un intervento alieno o almeno una lavorazione a caldo, che dubito possa essere avvenuta spontaneamente nella tasca dei miei jeans.

La consapevolezza di un solo ultimo ostacolo frapposto fra me e il divano mi rianima con la forza della disperazione. Inspiro ed espiro lentamente, libero la mente da pensieri inutili mentre cerco la concentrazione necessaria; afferro la chiave con entrambe la mani e gonfio i muscoli… troppo, al primo accenno di trazione la chiave si spezza. O i fabbri torinesi sono i peggiori del mondo, o l’aria con la maggiore concentrazione di particolato del mondo ha strabilianti capacità corrosive, o gli istruttori delle palestre torinesi sono dei pazzi furiosi che sfornano mostri incapaci di controllare le proprie forze - probabilmente anche a causa di mutazioni genetiche indotte dall’aria particolarmente salubre.

Prima di suonare contemporaneamente tutti i campanelli dell’isolato, decido di fare comunque un tentativo, nonstante i parecchi denti mancanti dal bordo della chiave: la porta si apre lo stesso. Non vorrei fare una critica poco costruttiva sull’abilità dei fabbri di queste zone dimenticate da Dio ma purtroppo non dalla Fiat… però mi chiedo, una serratura che si apre anche avendo solo mezza chiave, a cosa serve?

Comunisti su Marte

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Il campanello sta suonando; mezzo rintronato da un raffreddore di proporzioni epiche, vado ad aprire prima di pensare che nelle mie condizioni non voglio seccatori tra i piedi. Intendo nelle mie croniche condizioni di burbero aggravate dalla malattia, ovviamente.

Camicia bianca, cravatta grigia: sembra che non voglia vendermi un’aspirapolvere - sarà un testimone di Geova? Pacco di giornali in mano - potrebbero essere brochure formato gigante sulla corretta interpretazione della Bibbia.

Putroppo la realtà si rivela ben peggiore: vende un giornale chiamato “Lotta Comunista“. Cercando poi su Internet scopro che sono molto attivi a Genova e a Torino (che culo!) e che i loro riti consistono nell’analisi degli scritti di Lenin, con un livello di approfondimento che in confronto la Gematria della Kabbalah è pura superficialità. Sembra inoltre che il relatore sia tanto più stimato quanto più somiglia a Lenin stesso.

me: grazie, ma non mi interessa
testimone di lotta comunista: ma in questo periodo, con le elezioni alle porte, con gli avvenimenti in corso…
tra me e me: …tirerà mica in ballo anche l’oroscopo e l’allineamento infausto dei pianeti?
me: non mi interessa la politica italiana, soprattutto ora che sto per emigrare
tlc: dove vai? su Marte? perché altrimenti non riuscirai mica a sfuggire agli eventi!
tmm: uhm, Marte. Chissà se esiste una versione localizzata di monster
tlc: se poi rimani in Europa le cose andranno persino peggio, perché con la Cina che avanza… posso chiederti dove vai?
tmm: ma la Cina non era comunista? o forse hanno abbreviato per mancanza di spazio il titolo completo: “lotta [contro il] comunista”?
me: certo, in Germania
tlc (trionfante): vedi!!! con il futuro esercito europeo, ti troverai proprio in mezzo al casino che si verrà a creare!
tmm: uhm, i fascisti ci sono già andati su Marte; tra Nasa e Cina chi sarà il prossimo?
me: guarda, non mi interessa
tlc: il giornale costa soltanto un euro…
me: scusa, sto risparmiando per comprare il biglietto per Marte

La matematica tedesca

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Non parlo tedesco, ma almeno so contare fino a tre; non di più. Nell’albergo dove sono finito invece parlavano tedesco - solo quello, manco una parola di un’altra lingua neppure per sbaglio - in compenso non sapevano contare. Almeno non in tedesco.

La camera è prenotata da venerdì a domenica: vedo chiaramente sul loro schema che sono barrati i tre giorni corretti. La signora punta un dito sul foglio e conta:

eins, uhm zwei, ehhh, uhmm, ahhh… drei!

Rivolgendosi a me tutta contenta per essere riuscita nello sforzo:

drei nacht?

Io la fisso perplesso:

zwei nacht.

Lei ricomincia a contare ottenendo lo stesso risultato; la scena si ripete identica due, tre volte. Evidentemente non sanno contare oltre tre… a dire il vero anche fino a tre hanno qualche problema, sembra. Non so bene come e perché, ma dalla raffica di parole tedesche che mi spara contro riesco a capire che sta andando a chiamare qualcuno che parla inglese, che si rivelerà poi essere il cuoco.

three nights?

no, two nights - three days

Il tizio guarda la tabella, scoppia a ridere e spiega la situazione agli altri due (già, perché nel frattempo si era aggiunto un altro genio).

I casi sono due (se non ho sbagliato a contare): o l’aritmetica tedesca è diversa da quella internazionale, o in Germania solo i cuochi sanno contare.

Il passaporto smarrito

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ore 13.15, un aeroporto tedesco

Consegno il passaporto al doganiere; controlla, ricontrolla, storce il naso, ricontrolla, si gratta il mento, ricontrolla. Infine mi rivolge la parola in un inglese impeccabile:

doganiere: lei nel 2005 ha perso il passaporto.
me: sì
dog: ecco, allora lei dovrebbe andare all’ufficio preposto del suo governo col passaporto…
me: ma…
dog: esatto; lì loro faranno una copia del frontespizio…
me: ma…
dog: quindi invierano la copia a tutti gli uffici delle dogane dell’intero sistema solare, oltre che ai pianeti extra sistema solare aderenti al trattato di schengen centauri
me: ma…
dog: le chiederanno di eseguire una danza propiziatoria, eseguita ad un ritmo frenetico e in cui le sarà consentito toccare terra solo col malleolo destra e il lobo dell’orecchio sinsistro; il tutto tenendo stretta fra i denti la pagina 18 del passaporto…
me: ma…
dog: infine il libretto verrà tritato, bruciato, disintegrato, annichilito, quindi umilato e infine deriso; durante tutta questa procedura lei sarà costretto ad assistere impotente.
me: ah, ok
dog: ma… il passaporto lo ha mai ritrovato?
me: no
dog: ah, allora dimentichi tutto; benvenuto in Germania.

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