Pochi click più un paio di codici copiati dalla carta di credito e posso finalmente sentirmi libero dalla schiavitù delle file in biglietteria. Un SMS sul cellulare, prontamente spostato nell’agenda premendo qualche pulsante e il sogno della convergenza mediatica si realizza e va oltre, permettendo di unificare anche i servizi oltre alle informazioni. É quasi consolante sentirsi geek in questo mondo in costante evoluzione: ti senti la persona giusta al posto giusto.
Comodamente seduto in treno col portatile in grembo e la connessione umts attiva, mentre il controllore si avvicina, navigo su GMail alla ricerca degli estremi della mia prenotazione – so di averla anche sul cellulare, ma quanto è più geek recuperarla direttamente da internet. Attendo che arrivi, cullato dalla sfacciata comodità della tecnologia, crogiolandomi all’idea delle autostrade dell’informazione che, come i binari, si stendono davanti a me perdendosi all’orizzonte.
Controllore: tickectless anche lei?
Lo fisso attonito, meditando se rispondergli: sì, la prego, ho tanta fame, non ha mica qualche spicciolo, o meglio ancora, qualche bit? Il mondo virtuale che mi sono faticosamente costruito mi crolla addosso – almeno non fa male quanto un mondo reale mentre mi colpisce dritto alla tempia. Per un attimo mi sono sentito come quelli che ti fermano in stazione, raccontandoti una balla improponibile per giustificare la loro disperata necessità di recarsi da qualche parte e sono sempre alla ricerca dell’ultimo euro che gli manca per comprare il biglietto: anche quando prendi lo stesso treno tutti i giorni, a loro sistematicamente manca sempre lo stesso ultimo euro.
Controllore: ticketless dunque? posto 27, giusto?
E io, con le guance rigate di lacrime, non ho il coraggio di rispondergli altro che E17BXR. Lui se ne va soddisfatto, ma la mia geekness sanguina.













