ticketless

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Pochi click più un paio di codici copiati dalla carta di credito e posso finalmente sentirmi libero dalla schiavitù delle file in biglietteria. Un SMS sul cellulare, prontamente spostato nell’agenda premendo qualche pulsante e il sogno della convergenza mediatica si realizza e va oltre, permettendo di unificare anche i servizi oltre alle informazioni. É quasi consolante sentirsi geek in questo mondo in costante evoluzione: ti senti la persona giusta al posto giusto.

Comodamente seduto in treno col portatile in grembo e la connessione umts attiva, mentre il controllore si avvicina, navigo su GMail alla ricerca degli estremi della mia prenotazione - so di averla anche sul cellulare, ma quanto è più geek recuperarla direttamente da internet. Attendo che arrivi, cullato dalla sfacciata comodità della tecnologia, crogiolandomi all’idea delle autostrade dell’informazione che, come i binari, si stendono davanti a me perdendosi all’orizzonte.

Controllore: tickectless anche lei?

Lo fisso attonito, meditando se rispondergli: sì, la prego, ho tanta fame, non ha mica qualche spicciolo, o meglio ancora, qualche bit? Il mondo virtuale che mi sono faticosamente costruito mi crolla addosso - almeno non fa male quanto un mondo reale mentre mi colpisce dritto alla tempia. Per un attimo mi sono sentito come quelli che ti fermano in stazione, raccontandoti una balla improponibile per giustificare la loro disperata necessità di recarsi da qualche parte e sono sempre alla ricerca dell’ultimo euro che gli manca per comprare il biglietto: anche quando prendi lo stesso treno tutti i giorni, a loro sistematicamente manca sempre lo stesso ultimo euro.

Controllore: ticketless dunque? posto 27, giusto?

E io, con le guance rigate di lacrime, non ho il coraggio di rispondergli altro che E17BXR. Lui se ne va soddisfatto, ma la mia geekness sanguina.

Mi sono illuminato di meno!

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M’illumino di menoAnche quest’anno Caterpillar ha lanciato l’iniziativa M’illumino di meno, in corrispondenza dell’anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto. Per aderire bisognava consumare meno per due ore, a partire dalle 18. Pensavo, sarebbe bello partecipare quest’anno; peccato che quel giorno a quell’ora sia in treno; e allora che faccio: chiedo al conducente di rallentare? già mi vedo volare giù dal finestrino lanciato dal treno in corsa proprio mentre passa su un ponte con sotto 400 metri di scarpata, o ancora peggio in galleria, spalmando i miei tessuti molli sul rivestimento di cemento fino a lasciare solo qualche osso consunto sui binari, col sottofondo delle grida di giubilo degli altri passeggeri.

Intercity PLUS (qualcuno mi spiega cosa c’è di Plus?) Torino-Roma: 7 ore e 40 minuti per 688km. Con un viaggio di uguale durata sarei potuto arrivare tranquillamente a New York, in fondo bastava aggiungere uno zero al costo del biglietto e moltiplicare per mille le missioni di CO2. Praticamente invece di viaggiare in prima classe, ho viaggiato in classe A++.

Alla ricerca della testa perduta

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La prima puntata era soltanto un assaggio; bisognerebbe probabilmente dedicare un blog intero soltanto a questo argomento. Perché la perversione di queste persone talvolta risulta veramente oltre! Oltre cosa, è limitato soltanto dalla fantasia del lettore (oltre i bastioni di Orione, oltre i confini del mondo, laddove nessuno era mai giunto prima; fate un po’ voi, insomma).

recruiter 3: I’m looking for an engineer for a German based company.
me: interesting
r3: so… you work for IM (Immensa multinazionale), right?
me: yes, in torino
r3: why would you consider to change job?
me: basically because i don’t like torino and i would like to move in a different city
r3: i understand…
r3: …
me: still there?
r3: uhm, yes, so, we are a supplier of IM and we are looking for a resident engineer to send to a facility of IM company, located in - let me check, yes - torino
me: …
r3: still there?
me: no

Talvolta le proposte sono sensate:

r4: buongiorno, chiamo da (città a 403km da dove vivo), la chiamo perché… ecco…. cioé… sì, insomma - ahhhh (attacco asmatico: magari la prossima volta respira tra un parola e l’altra) - stiamo cercando… un ingegnere elettronico!!!!

Non ha le idee troppo chiare, ma almeno sembra che, nonostante l’affanno, la posizione sia coerente col profilo.

me: sì…
r4: quindi, insomma, ecco, volevo chiederle se poteva passare dal nostro ufficio!
me: no!
r4: ma… ma… io…
me: no, mi dispiace, buona giornata

Non mi dici neanche di cosa si tratta, neppure le solite cose insulse che vengono dette di solito - prestigiosa azienda con ampio respiro internazionale (nel senso che due volte all’anno il titolare si fa una settimana alle terme in slovenia), offre ampie possibilità di crescita professionale (nel senso che se ti assumo per spazzare, è difficile che ti possa far fare cose professionalmente più dequalificanti) e retribuzione competitiva (modello ebay: quanto prendi adesso? ok, io offro 1€ in più) - e pretendi che mi prenda un giorno di permesso per venire fino al tuo ufficio? ma neanche se lavorassi nella porta accanto e mi garantissi il rimborso spese.

Ma i cacciatori di teste… la testa ce l’hanno?

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O è già stata catturata da chi, prima di loro ha cacciato la loro testa per un’agenzia di recruiting, cioè appunto di cacciatori di teste? Che a forza di ricevere proposte di lavoro che rasentano l’assurdo, il dubbio è più che lecito.

Telefonata tipo:

recruiter 1: we are looking for someone for an open position in (località dal nome impronunciabile). would you consider a job in (nazione europea qualunque)?
me: may be. could you tell me something more?
r1: i’m looking for a mechanical engineer, with at least 6 years of experience in plastic cases engineering…
me: did you read my CV?
r1: yes
me: did you notice the title?
r1: what?
me: the first line; there’s written electronic engineer… do you catch it?

Non va tanto meglio con i tedeschi:

[...]
r2: and your email is?
me: well, it was in the CV you got from big & ugly & notorious website…
r2: ah, right. well, could you give me your email?
me: ok, it’s T… N… T…
r2: ok, your name is Nicola T[...]
me: yeah, I know how my name sounds, but my email is T… N… T…
r2: ok, nicola dot t[...] at?
me: …
r2: I’ll write to you; if you don’t get an email from me in a few days, could be so kind to call me back at this number? since i’m not sure to have correctly written down your email.

Certo, come no, passo la mia giornata a fare chiamate internazionali per richiamare i potenziali datori di lavoro. Ho acceso un mutuo apposta per finanziare questa attività.

Un problema grave dei CV è che le lingue parlate dal candidato sono riportate verso il fondo; questo particolare, combinato con la peculiarità dei reclutatori di non leggere mai il CV fino in fondo (considerando che non leggono neanche l’inizio… immagino trovino particolarmente interessante la costola), fa sì che uno venga contattato in una lingua estratta a caso. Ora, anche se non leggi nel mio CV che parlo italiano e inglese… ti verrà il dubbio, che avendo specificato come paese di interesse l’intera Europa, non sia possibile che parli tutte le lingue di tutti i paesi europei!!
E via con email in tutte le lingue possibili immaginabili. Fortunatamente, tutti quelli che hanno mi hanno contattato telefonicamente, finora hanno sempre avuto il buon senso di usare l’inglese.

Come iniziare involontariamente un libro già letto.

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Bologna, 26 gennaio 2008
foto per fotoPer la prima volta sono riuscito a partecipare ad un incontro di anobii nella mia terra natia (o almeno in prossimità), dopo aver partecipato ad altri eventi in Italia e oltre.
Una volta sfatato definitivamente il mito della serietà degli appassionati di lettura, la compagnia si è rivelata molto piacevole, tra dotte dissertazioni su Second Life, acquisti di intimo e proposte di stupro.

Fortunatamente Frank ci ha ricordato che l’elemento accomunate dei presenti erano - o almeno si supponeva che fossero - i libri! Quest’uomo assolutamente geniale, dopo aver sbirciato nelle nostre wishlist su anobii, ha rovistato tra i libri accumulati negli scatoloni perché in esubero dagli scaffali delle sue librerie e ci ha portato in dono gli agognati tomi. Questo gesto ha sicuramente reso felici noi, appassionati lettori, quanto la statica di casa sua, oberata dai troppi volumi.

Immagine di Vicolo CanneryIl libro che ho ricevuto è decisamente molto gradito; Frank però ne ignorava sicuramente la storia. Mi era infatti stato prestato da amici l’estate scorsa, mentre vagavo per la California, ovviamente in una edizione inglese. Nel mentre di quelle peregrinazioni, sono passato anche da Monterey e più precisamente proprio da Cannery Row. Purtroppo però, quando giunse l’infelice momento di tornare in Italia, fui costretto a restituire al legittimo proprietario il libro, rimasto a metà.

In questi giorni mi ritrovo con altri due volumi iniziati. L’atroce dubbio che mi attanaglia è: ricevere in regalo un libro che era stato lasciato a metà in passato ma di cui non si è più in possesso, obbliga a considerare il nuovo libro già iniziato? Perché in tal caso mi ritroverei con ben tre libri a mezzo e pochissimo tempo per leggerli :sad:

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