L’odissea della lavatrice

facts, german, germany, stuttgart, vivere in germania 3 Comments »

Antefatto: mai avrei immaginato che comprare una lavatrice potesse essere così complicato. Mai.
Tutto sembra iniziare nel migliore dei modi: il primo commesso del negozio, scelto a caso, parla agevolmente inglese. Poi, vista la presenza dei genitori anglofonorepellenti venuti in visita, riesce addirittura a scovare una commessa italiana. Contratto compilato e firmato; consegna martedì dopo pranzo; chiameranno prima di venire.

Consapevolezza: i nodi vengono sempre al pettine.
Chiameranno… ma in che lingua chiameranno? Verranno… ma riuscirò a tornare a casa dall’ufficio in tempo?
Fortunatamente il vicino sarà in casa tutto il giorno e gentilmente accetta di tenere il mio cellulare col nuovo numero tedesco - fresco di attivazione, rispondere alla telefonata, aprire la porta per la consegna e mostrargli dove si trova la lavanderia condominiale.

Preoccupazione: la situazione inizia a complicarsi, ma non ancora abbastanza.
Lunedì sera rimango fuori casa tutto il giorno, rientrando solo a notte inoltrata e non riuscendo così ad affidargli il cellulare. Martedì mattina, in ufficio:

collega fiducioso: non ti preoccupare; lascia il cellulare alla segretaria che provvederà a fornire le indicazioni necessarie

Dopo una lunga e dettagliata spiegazione in tedesco della situazione, si gira verso di me:

cf: ho detto bene?
io: lo chiedi a me? non ho capito una sola parola!
lei (sottotitolata da cf): e se chiama qualcun altro?
io: non preoccuparti: il numero è nuovo e non lo conosce ancora nessuno

Panico: la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente, ma la legge di Murphy non sembra funzionare sempre.
Eppure qualche dettaglio trascurato deve esserci… poffarbacco: i genitori hanno quel numero di telefono! E sicuramente proprio oggi pomeriggio si verificherà l’evento più improbabile, per cui dovranno urgentemente chiamarmi e si sentiranno rispondere da una ragazza germanofona. Devo correre ai ripari prima che si iscrivano ad una scuola di tedesco per prepararsi a parlare coi nipoti! SMS preventivo e pericolo scampato.

Rassegnazione: la legge di Murphy trova sempre il modo di vendicarsi. Sempre.
Sulla strada di casa un SMS mi segnala un messaggio in segreteria. Chiedo al vicino se cortesemente può controllare: il corriere ha avuto un incidente in autostrada - la consegna è rimandata a giovedì. Era tutto troppo perfetto.

Localizzazione tedesca v1.0.0

germany, people, stuttgart, vivere in germania, world 3 Comments »

v 0.9.0
Tarda serata di domenica: prendo possesso del mio nuovo appartamento, in un paesino disperso in campagna - fortuna che il nuovo navigatore fa egregiamente il suo lavoro. L’appartamento è delizioso… peccato sia completamente vuoto, a parte un materasso. E trovarsi di domenica senza neppure la carta igienica, non è il massimo della vita. E fu sera e fu mattina.

newhome_0.9.1v 0.9.1
Ho trovato l’Ikea locale. I cartelli sono scritti in tedesco… uhm: dopo 10 minuti passati a fissare la porta dell’ascensore, nel parcheggio sopraelevato al 4° piano, giunge l’illuminazione. In fin dei conti, le parole fondamentali per orientarsi sono appena due: eingang e ausfhart. Opzionalmente possiamo aggiungere anche kasse, ma qui siamo già ad un livello avanzato. Prende vita così la versione 0.9.1. E fu sera e fu mattina.

v 0.9.2
Primi timidi tentativi di acquisto di generi alimentari: buoni i pani, i formaggi e i salumi. Tremendi gli yogurt: i tedeschi sembra che li vogliano totalmente liquidi. Ottimi se avete intenzioni di berli con la cannuccia, orribili se pianificate l’uso di un cucchiaino. Qualcuno mi ha consigliato di provare con le sottomarche… vedremo. E fu sera e fu mattina.

newhome_0.9.3v 0.9.3
E qui esageriamo: grazie al vicino che ha comprato un divano nuovo, ma non ha posto per quello vecchio, la sala comincia a prendere vita. Accade così che la sedia pieghevole Ikea venga promossa a scrivania. E fu sera e fu mattina.

v 0.9.4
Tempo per un po’ di burocrazia: ora ho ufficialmente domicilio in Germania, nonostante le impiegate del municipio, tutte insieme, parlassero forse non più di una decina di parole di inglese. D’altra parte io ancora non arrivo ad una decina di parole di tedesco. E fu sera e fu mattina.

v 0.9.5
Le due birre offerte dal padrone di casa come benvenuto giacevano tristemente tappate nel frigorifero. Ora, da bravo tedesco, ho un set di apribottiglie e un frigo ben fornito di birra. E fu sera e fu mattina.

v 1.0.0
Pare proprio che abbia ormai l’aspetto di un tedesco; in un ristorante self-service slow food italiano, in centro a Stoccarda, sto aspettando un piatto di pasta (peraltro migliore di tanti ristoranti italiani):

cuoco italiano: da dove vieni?
me: F[...], in provincia di R[...].

me: tu da quando stai qui?
ci: 6 anni

ci: ma tu sei nato qui?
me: veramente sono arrivato da una settimana.

Curiosamente, gli italiani nati in Germania hanno l’uso di dire di provenire dal paese originario dei genitori, anche se hanno sempre vissuto in Germania. Ma ora è giunto il tempo di aprire le birre e riposare.

Tirare un voto e nascondere la matita

italy, people, politic 3 Comments »

elezioni politiche 2008Rien ne va plus, les jeux sont faits… chiusi i seggi, si pensa agli exit poll prima e a lamentarsi poi. Perché comunque vada, almeno tre quarti della popolazione italiana si lamenterà. Considerando che quasi metà avrà votato uno, quasi metà l’altro e un’inezia il resto, verrebbe da pensare che i conti non tornino. In realtà è la mente umana che non ha mai funzionato troppo bene. Per cui va bene che uno diviso due faccia tre quarti, così come - ed è un’ovvia conseguenza - che tre quarti più tre quarti faccia uno.
Ad ogni modo, tra una settimana emigro: nel seggio elettorale ho esitato ad apporre le mie due croci. Da fuori avranno pensato che fossi indeciso sulle caselle da contrassegnare; in realtà mi chiedevo quanto meschino fosse tirare il sasso e nascondere la mano.

Foto roulette: rimages.
Scheda elettorale: IPZS.
Fotomontaggio: tuttologo.

Abbigliamento

look, people 5 Comments »

Job Interview :-OIn una pensione di sedicesima categoria i cassetti se ne stanno un po’ tristi, la parte frontale divelta probabilmente da un evento particolarmente violento, schegge di legno che sporgono con l’aria di pericolose lame affilate, ma in realtà innocue come truciolato di pessima qualità che si sgretola al solo guardarlo male. Davanti ad uno specchio macchiato annodo la cravatta e sistemo il colletto della camicia: con fatica evito di considerare il contrasto fra l’ambiente e i gesti. Se lo facessi, l’esito sarebbe probabilmente un’esplosione di ilarità di tale violenza da provocare il collasso gravitazionale del nodo della cravatta, con conseguente formazione di un buco nero a forma di papillon, decisamente fuori moda (il papillon, non il buco nero).

Collezione Primavera-Estate 2008A ripensarci, uno si rende conto di quanto sul momento non si fosse reso conto di quanto fosse fuori luogo… insomma questo è quello che mi è venuto spontaneo pensare - con questa esatta cristallina precisione sintattica, quando una visione - horribile visu, a essere onesti, ma bisogna sapersi accontentare - mi ha provvidenzialmente mostrato quello che sarebbe stato l’abbigliamento adeguato in quell’ambiente. Ora ho idee molto chiare nonché decisamente bisogno di un guardaroba più adatto a certe situazioni.

Chiuso per instabilità geografica

travel 1 Comment »

Stamattina ho un aereo per la Danimarca. Al ritorno mi fermerò due settimane a torino, quindi andrò in Germania per un altro paio di settimane, successivamente in Francia per qualche mese e poi di nuovo in Germania. Dovessi ritrovarmi in questo lasso di tempo, magari scriverò qualcosa, come l’ultima località in cui ricordo di essere stato. Almeno nel caso mi perdessi e finissi su “Chi l’ha visto”, saprebbero da dove partire per cercare le mie tracce.

Ah, non parlo danese né francese e quanto al tedesco, so contare fino a tre.

Le regole vanno rispettate

health, italy, people, sick, torino No Comments »

Il servizio sanitario italiano, mediante le USL, anzi no AUSL, cioè intendevo dire ASL, assegna al malcapitato utente un medico; in caso di emergenza al di fuori degli orari del medico o se sei lontano da casa tua - ma attenzione, che puoi essere lontano da casa solo al di fuori degli orari del medico (!) - puoi contattare la guardia medica, anzi no il servizio di continuità assistenziale (?), anzi no… ah, non ha ancora cambiato nome di nuovo; ma tra quanto succederà? ah, non prima della pubblicazione di questo post, dite.

Sembra ragionevole. Dopo alcuni mesi che sto - il meno possibile - a torino e con una scadenza ben precisa per andarmene, non ho ancora scelto un medico qui; mi tengo invece ben stretto il medico della mia ridente cittadina di origine.

È un giovedì pomeriggio, quando un raffreddore apocalittico si schianta contro la mia testa, lasciandomi febbricitante a fissare inerte il monitor del computer. Anche il monitor mi fissa, cercando di far passare il tempo facendo scorrere scritte stupide. È uno scontro molto duro e alla fine è difficile decretare il vincitore, ma sembra che lo screen saver, grazie ad uno scatto finale a sorpresa, sia riuscito a segnare un quoziente intellettivo leggermente più alto. Esco dall’ufficio con mezz’ora di anticipo; striscio fino a casa, cercando di dare un po’ di spettacolarità alla scena: ai semafori mi accascio sul volante o guardo con occhi febbricitanti e spiritati gli sventurati in attesa del verde nella corsie a fianco. Aspetto le 8 e chiamo la guardia medica, perché prima delle 8 se non hai un medico non puoi stare male lontano da casa. Le regole vanno rispettate; purtroppo faccio fatica a farlo capire al raffreddore, il quale, sentendosi probabilmente braccato dall’imminente arrivo del medico, cerca di sfogarsi come può, anche prima dell’ora fatidica.

Non è ancora iniziata la prima serata, dunque sto bene. Verso la seconda serata arriva la dottoressa:

dr: lei cosa vuole da me?
me: mah, sto male, ho chiamato un medico: speravo mi portasse un libro da leggere, visto che ho quasi finito quello che ho a mezzo. magari anche un consiglio su un investimento in borsa nel frattempo.
dr: da quanto tempo sta a torino?
me: purtroppo 6 mesi.
dr: e non ha ancora preso un medico qui?
me: il mese prossimo me ne vado: dovrei fare 6 ore di fila per farmi assegnare un medico, giusto in tempo per spostarmi in un altro posto?
dr: le regole vanno rispettate!
me: questo l’ho già scritto io alcune riga fa. piuttosto, mi dica, se vivessi un settimana qui e una settimana là, dovrei passare ogni lunedì mattina dalla ASL per farmi assegnare un medico diverso? non si rende conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato e medioevale in questa procedura?
dr: uhm… beh… dunque…
me: non per alimentare la polemica, ma visto che è qui da venti minuti e non mi ha ancora chiesto i sintomi, le dispiace se faccio da solo per guadagnare un po’ di tempo? poi magari lascio a lei la diagnosi, così non si offende.
dr: io devo valutare quello che vedo!
me: sa, ieri è passato un tizio che lottava contro i comunisti; o forse con i comunisti; probabilmente nonostante i comunisti. non aveva le idee troppo chiare in realtà, ma come medico sarebbe stato più credibile.

Temo che l’ultima frase mi sia uscita dalla gola infiammata più simile ad un ringhio che a un infelice tentativo di sdrammatizzazione, almeno a giudicare dalla velocità con cui si è lanciata giù dalle scale.

Le regole vanno rispettate, fino in fondo. È un lunedì mattina, quando sto telefonando al mio capo:

me: sto andando dal medico per farmi fare il certificato
boss: ma non avevi detto che non avevi un medico a torino?
me: …
boss: dove sei?
me: non a torino
boss: avevi detto che chiamavi la guardia medica!
me: l’ho fatto
boss: …
me: era impegnata a lottare i comunisti su Marte
boss: ???
me: domattina in ufficio ti spiego; ancora per oggi cercate di salvare il mondo senza di me

WP Theme & Icons by N.Design Studio
Entries RSS Comments RSS Log in